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Le informazioni contenute in questa pagina
sono tratte da:
BOLLIN A. (ed.), L'insegnamento della
religione oggi. Compendio sull'I.R.C. per docenti, operatori
pastoriali e famiglie = Strumenti per l'I.R.C. 11,
(Leumann 1999) 35-38.
Si rimanda al testo originale per ogni
approfondimento.
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Obiettivi e contenuti.
L'Insegnamento della Religione Cattolica nella Scuola Media Inferiore ha come scopo quello di sollecitare «nel preadolescente il risveglio degli interrogativi profondi sul senso della vita» e nello stesso tempo di offrire «i riferimenti religiosi e culturali essenziali, perché a quegli interrogativi egli possa trovare consapevole risposta personale»; con ciò l'attività didattica si svolgerà «tenendo sempre presente il nucleo essenziale del cristianesimo: la figura e l'opera di Gesù Cristo secondo la testimonianza della Bibbia e l'intelligenza della Chiesa» e «si presenteranno con serietà critica le verità e i valori che sono patrimonio della tradizione cristiana». Nella Scuola Media Superiore l'Insegnamento della Religione Cattolica deve sapere offrire agli alunni «contenuti e strumenti specifici per una lettura della realtà storico-culturale in cui essi vivono» e venire incontro alle esigenze di verità e di ricerca sul senso della vita; diventa perciò importante che tale insegnamento sia teso a contribuire «alla formazione della coscienza morale, fornendo elementi per scelte consapevoli e responsabili di fronte al problema religioso».
La distribuzione oraria.
Nella Scuola Media Inferiore è attribuita all'Insegnamento della Religione Cattolica un'ora di lezione settimanale in ciascuna classe per un totale di 18 ore settimanali, la cui collocazione deve rispettare un criterio di equilibrata distribuzione oraria nell'arco della giornata e della settimana per non creare forme di discriminazione tra le varie discipline di insegnamento. Lo stesso dicasi per la Scuola Media Superiore, che prevede dunque un obbligo orario per il docente ancora di 18 ore settimanali (una per classe).
La programmazione.
Come tutti gli altri docenti, l'Insegnante di Religione è tenuto a curare la programmazione del proprio insegnamento, ponendo particolare attenzione alla possibilità di sviluppare collegamenti interdisciplinari qualora se ne presenti l'opportunità.
Il punto di riferimento a cui guardare per la stesura del piano di lavoro restano sempre i programmi ministeriali vigenti.
D'obbligo è pure l'adozione del libro di testo che, come nei precedenti ordini di scuola, deve avere l'approvazione di un Ordinario diocesano e il «nulla osta» della Conferenza Episcopale Italiana.
Metodologia d'insegnamento.
Metodo privilegiato è quello esperienziale-induttivo, per mezzo del quale si coinvolgono gli studenti in un apprendimento attivo e significativo. La metodologia si fonda sul principio di correlazione, in base al quale viene creata una circolarità fra le esperienze antropologiche, le esperienze degli uomini biblici e l'esperienza del cristianesimo vissuto. Si sviluppa in questo modo una pratica didattica ed educativa aperta al dialogo e alla condivisione.
L'Insegnante di Religione può introdurre nel proprio insegnamento elementi di sperimentazione metodologico-didattica, come l'uso di prove scritte, metodi di valutazione particolari, collaborazione interdisciplinare ecc., forme di sperimentazione che possono semplicemente essere approvate dal Consiglio di classe o, se necessario, dal Collegio docenti.
Verifica e valutazione.
I criteri di valutazione adottati nella Scuola Media Inferiore per verificare il raggiungimento degli obiettivi didattici sono:
- conoscenza dei contenuti essenziali della religione;
- capacità di riconoscere e di apprezzare i valori religiosi;
- capacità di riferimento corretto alle fonti bibliche e ai documenti;
- comprensione e uso dei linguaggi specifici.
Nella Scuola Media Superiore la valutazione è invece «riferita all'interesse con il quale lo studente ha seguito l'insegnamento della religione cattolica e ai risultati formativi conseguiti» (così recita la scheda predisposta dal Ministero della Pubblica Istruzione).
È bene tener presente questa differenza in quanto essa si traduce in modalità di verifica differenziate nei due ordini di scuola: mentre nella Scuola Media Inferiore l'insegnante può valutare il raggiungimento degli obiettivi didattici attraverso interrogazioni orali o scritte, nella Scuola Media Superiore ed in particolare nelle classi terminali, è preferibile prendere in considerazione soprattutto la partecipazione dello studente al dialogo educativo e l'interesse con cui egli segue la disciplina.
Per quanto riguarda le modalità di valutazione nella Scuola Media Inferiore con la Circolare Ministeriale n. 491 del 1996 è stato introdotto un nuovo codice di giudizio: «ottimo», «distinto», «buono», «sufficiente», «non sufficiente».
Nella Scuola Media Superiore è invece in utilizzo la valutazione «Moltissimo», «Molto», «Sufficiente», «Scarso», ma, in mancanza di precise indicazioni ufficiali, non si può escludere l'utilizzo, motivato dall'adozione di una specifica sperimentazione metodologico-didattica, del codice in uso nella Scuola Media Inferiore.
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