2.3.2. La
riflessione sulla scuola dello Stato è più complessa,
oggi in modo particolare.
Iniziamo da una presenza che fa esplicitamente
riferimento alla Chiesa: l’insegnamento
della religione cattolica. Faccio due riflessioni
che reputo le più importanti al riguardo.
L’insegnamento è della religione
cattolica. Non è l’insegnamento
dei valori universali; non è la storia
delle religioni; o altro. È una presentazione scolastica della
religione cattolica. E questo è – direbbero
i logici – l’oggetto materiale.
Ma è più importante
individuare l’oggetto formale.
L’insegnamento della religione cattolica
non è catechesi: non si deve fare catechismo
nelle scuole statali; né mira alla conversione
delle persone alla fede cristiana. Esso è la
comunicazione, il veicolo della conoscenza di
una dimensione costitutiva dell’identità del
nostro popolo, perché lo è della
nostra cultura; comunicazione [ecco l’oggetto
formale] fatta in modo da mostrarne l’intrinseca
ragionevolezza.
Ma la corresponsabilità nei confronti
dell’istituzione scolastica statale da
parte della comunità cristiana non può limitarsi
all’insegnamento della religione cattolica,
ma deve realizzarsi come una vera e propria corresponsabilità nella
proposta educativa. Prima di spiegare cosa intendo,
devo fare una premessa.
Se non vado errato, vedo oggi due concetti teoricamente
molto diversi, e quindi con rilevanza pratica
perfino opposta, di laicità (dello Stato).
Sono costretto a essere necessariamente schematico.
Laicità significa che nella «polis» e
in ogni sua espressione, ogni «visione
del mondo» (religiosa o non) è ugualmente
libera di proporsi, senza tuttavia negare la
storia e la cultura, e quindi l’identità propria
di ogni popolo.
Laicità significa che l’ingresso
nella «polis» e in ogni suo ambito
esige di mettere fra parentesi, di lasciare fuori
dalla porta quanto è religiosamente proprio
di ciascuno.
Non mi dilungo ulteriormente. Penso che la seconda
concezione di laicità sia falsa perché si
fonda su una visione astratta della persona umana;
perché costituisce obiettivamente una
violenza contro la persona; perché conduce
a un grave impoverimento della società civile.
Il testo dottrinale di riferimento comunque
su questa problematica dev’essere il documento
della Congregazione della dottrina della fede
su cattolici e politica (24 novembre 2002).
Ritorniamo alla nostra questione. Una vera concezione
di laicità consente che nella scuola dello
Stato anche la proposta educativa cristiana sia
ugualmente libera di proporsi come altre proposte
educative.
In che modo? Non vedo altra modalità che
attraverso la presenza nella scuola di insegnanti
cristianamente preparati; che attraverso la presenza
partecipe dei genitori cristiani negli organismi
collegiali previsti dalla legge. La crisi dell’associazionismo
cattolico ha avuto gravi conseguenze da questo
punto di vista, e dovrà essere ricostruito.
Grazie a Dio esistono già associazioni
di famiglie. Chiedo loro di fare dell’attenzione
alla scuola un’attenzione privilegiata.
La pastorale scolastica dunque, all’interno
della pastorale giovanile, è di importanza
fondamentale in ordine alla scelta pastorale
che abbiamo preso per i prossimi anni: la
rigenerazione della persona in Cristo. |