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Seminario di studio per esperti
Sperimentazione nazionale
sui programmi di religione cattolica
nella prospettiva dell'autonomia scolastica
e di nuovi programmi di religione cattolica.
Lo strumento del secondo
anno
Vico Equense (NA), 21 marzo 2000
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La sperimentazione nazionale
sui programmi di religione cattolica
Prof. Don Roberto Rezzaghi
Istituto Superiore di Scienze Religiose di Mantova
Introduzione
Nei prossimi mesi sarà consegnato alla CEI il documento conclusivo della sperimentazione
nazionale in atto per la stesura di nuovi programmi per l'IRC. Gli esperti qui
convenuti, oltre ad una competenza specifica sulle problematiche della nostra
disciplina, hanno una conoscenza diretta della sperimentazione, per aver già
studiato il documento 1998/99, e dunque sono in grado di capire dall'interno
e di valutare le scelte fatte, le integrazioni apportate e le linee di tendenza
della sperimentazione. Tutto ciò rende l'incontro odierno particolarmente importante.
Dal mio punto di vista è significativo anche per il fatto che incrocia il cammino
sperimentale in un momento particolarmente delicato, cioè mentre siamo impegnati
a misurarci con il tema della valutazione. Non mi riferisco alla valutazione
della sperimentazione in sé, che è condotta in tempi e in modalità già programmati,
ma alla verifica scolastica della disciplina, che nella riforma in atto sembra
un aspetto quanto mai qualificante. Articolo la mia proposta in tre momenti:
– una breve memoria introduttiva del quadro complessivo della sperimentazione,
– gli aggiornamenti in atto in rapporto alle novità maturate in questo anno
di cammino,
– un resoconto sull'andamento dei lavori, desunto dalla lettura delle schede
di documentazione consegnate dai docenti della sperimentazione controllata,
che andrà integrato, completato ed eventualmente corretto in qualche punto alla
luce di quanto risulterà dallo spoglio dei questionari in appendice allo strumento.
1 Il quadro generale della sperimentazione
Tutti conosciamo la situazione della riforma scolastica in corso, e prima
ancora la sua portata. Dopo la legge dell'autonomia è stata varata quella sul
riordino dei cicli, cui seguirà la definizione di nuovi programmi per tutte
le discipline.
è anche noto come, nel contesto di questa evoluzione, la CEI si sia attivata
tempestivamente per ricollocare l'IRC nel nuovo scenario scolastico che va definendosi.
L'ha fatto promuovendo una sperimentazione biennale in vista della stesura
di nuovi programmi di IRC.
Non è stato un compito semplice, perché si è voluto partire dall'esperienza
della scuola reale, attraverso un coinvolgimento in tempi e modi diversi dei
soggetti che di fatto sono in grado di contribuire al ripensamento della disciplina.
Oggi possiamo dire che se il lavoro svolto non è perfetto, permette comunque
all'IRC di giungere all'appuntamento con la scuola dell'autonomia con un progetto
didattico validato sul campo, costruito sulle scelte fondamentali della riforma
in atto, e capace di promuovere percorsi curricolari diversificati nelle diverse
aree di indirizzo previste, pur mantenendo una piattaforma comune di saperi
essenziali. Val la pena ricordare che la sperimentazione è condotta su un doppio
binario.
- C'è una sperimentazione controllata, rivolta ad un campione statisticamente
significativo di insegnanti, ristretto ma rappresentativo dell'intero universo
dei docenti, che consente una assistenza, un monitoraggio e una verifica più
accurata della sperimentazione.
- C'è una sperimentazione diffusa, offerta a tutti gli insegnanti di religione
cattolica interessati e disponibili ad entrare nelle dinamiche sperimentali
per una propria esperienza di formazione, che già avvicini alla mentalità
operativa della scuola futura. A questi insegnanti, meno rigidamente coinvolti
nelle dinamiche della sperimentazione, vengono offerti momenti di formazione
e strumenti didattici, d'intesa con gli uffici diocesani che li coordinano.
La forma della sperimentazione diffusa quest'anno si è sviluppata molto di
più di quanto avvenne l'anno scorso.
Gli indirizzi dell'istruzione artistica e dell'istruzione musicale,
che nel primo anno di sperimentazione non erano stati considerati, sono stati
attivati nel percorso del secondo anno. Quello musicale non risulta nel testo
stampato, ma è disponibile via internet da quando la proposta di legge per il
riordino dei cicli è passata alla Camera.
Anche se la sperimentazione è qualcosa di più dello strumento che è stato distribuito,
esso permette comunque di capire le scelte di fondo con le quali è stato impostato
il lavoro. Le abbiamo dette e illustrate fin dall'inizio e qui appena le rievochiamo.
Su alcune di esse ritorneremo parlando delle novità, perché sono state coinvolte
in sviluppi significativi che richiedono un aggiornamento.
La prima e fondamentale scelta, alla quale non potevamo rinunciare, è la centralità
della persona, che riceve dalla scuola un contributo peculiare per la sua
crescita. Ciò implica anche attenzione agli aspetti etici e religiosi, contro
ogni tentativo di ridurre il compito della scuola ad addestramento professionale
e a formazione tecnica, funzionale alla produttività.
Sul versante dell'inserimento nella vita concreta si collocano le scelte organizzative
dell'autonomia e del riordino dei cicli; sul versante dei contenuti stanno le
scelte dell'essenzializzazione e della loro qualità interdisciplinare, interculturale,
interreligiosa; sul versante delle dinamiche dell'apprendimento spiccano soprattutto
la correlazione e la ciclicità.
2. Le novità nella sperimentazione in corso
La proposta che esce dalla sperimentazione intende essere in piena sintonia
con le linee della riforma scolastica in atto. E ciò perché, come abbiamo detto
fin dall'inizio, il nostro lavoro è stato impostato tenendo conto, passo dopo
passo, di ciò che nella riforma era punto di non ritorno, e di ciò che invece
era provvisorio e mutabile. Per questa interpretazione ci siamo avvalsi della
collaborazione diretta del Ministero della Pubblica Istruzione e dei suoi Ispettori,
che hanno lavorato con noi sia nel Comitato scientifico sia nell'Osservatorio.
Riteniamo che anche dopo gli ultimi sviluppi la proposta pedagogico/ didattica
del nostro lavoro per la stesura di nuovi programmi regga. Essa consiste sostanzialmente
nelle seguenti scelte.
a) Un curricolo continuo, che costruisce sulle basi essenziali precedentemente
acquisite.
b) Un testo ministeriale essenziale, nel quale si riportano le scelte di fondo
e le aree tematiche
c) Un'appendice autorevole, con l'articolazione tematica prescrittiva ed opzionale,
aggiornabile periodicamente senza la necessità di riscrivere i programmi.
d) La progressiva crescita numerica delle unità contenutistiche opzionali con
il progredire del percorso scolastico.
e) La possibilità di definire percorsi diversi, usando i contenuti prescrittivi
ed opzionali, in rapporto al diverso indirizzo scolastico, a mano a mano che
si definisce, o ad altre variabili.
f) La proposta delle matrici progettuali per tutte le unità tematiche previste.
Per capire meglio l'andamento della sperimentazione, può essere utile prestare
attenzione ai mutamenti più significativi registrabili nello strumento del
secondo anno, rispetto a quello del primo.
Nella sostanza, nel nuovo strumento si trovano riconfermate le scelte di fondo
del primo, rivelatesi valide, si correggono alcune parti del testo che meritavano
una calibratura, altre vengono sviluppate e altre ancora aggiunte.
Tra le cose nuove certamente balza all'occhio il nutrito pacchetto di strumenti
riportati in fondo al fascicolo per la verifica della sperimentazione. Sono
questionari da somministrare ad alunni, docenti, genitori, capi di istituto,
al fine da monitorare le dinamiche che hanno accompagnato la sperimentazione
biennale. Tra le altre novità sottolineo quelle che, secondo me, sono maggiormente
degne di nota.
2.1 - Il riordino dei cicli
La sperimentazione ha assunto l'ipotesi della legge quadro disponibile
al momento in cui si è partiti, ma con la consapevolezza che era solo una ipotesi
e dunque senza farne un elemento portante dell'esperienza sperimentale.
Oggi abbiamo la legge-quadro per il riordino dei cicli, approvata in Senato
il 2 febbraio 2000. Essa prevede tre anni per la scuola dell'infanzia, sette
per la scuola del primo ciclo, detta anche "Scuola di Base", e cinque anni per
la scuola secondaria, costituita dalle aree classico-umanistica, scientifica,
tecnica e tecnologica, artistica e musicale. All'interno di ogni area ci saranno
degli indirizzi.
Rispetto all'impostazione dell'attuale sperimentazione ciò comporterà qualche
adattamento; ma non è un problema, perché il lavoro impostato mirava esattamente
a produrre programmi che fossero strumenti capaci di adattarsi al continuo
mutare dell'orizzonte culturale italiano, che nei prossimi anni sarà significativo,
anche a seguito dei ben noti flussi migratori. Pertanto nulla del lavoro svolto
viene gettato.
D'altra parte, se è vero che ora abbiamo la legge, è anche vero che molto resta
ancora da definire. Basti pensare che il Governo deve presentare al Parlamento
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge un programma quinquennale
di progressiva attuazione della riforma. Dunque la transizione sarà lunga e
l'impostazione data al nostro lavoro, caratterizzata dalla possibilità di elaborare
percorsi diversificati pur nella continuità con saperi essenziali prescrittivi,
è quanto mai funzionale per gestirla.
2.2 - Area artistica e musicale
Nello strumento per la sperimentazione 1999/2000, tra gli indirizzi della
SS è stato aggiunto quello artistico e, da ultimo, quello musicale. Il primo
era già previsto per il secondo anno del nostro percorso sperimentale. La proposta
presente nel testo stampato comunque va considerata embrionale e incompleta,
rispetto ad evoluzioni che sono maturate successivamente.
L'indirizzo musicale, invece, è stato introdotto a seguito della recente proposta
di legge sul riordino dei cicli, già approvata sia alla Camera sia al Senato.
La duttilità dello strumento sperimentale approntato, però, non ha reso particolarmente
impegnativa la configurazione di un percorso per il nuovo indirizzo. E' ovvio
però che il percorso, alla fine, risulterà una proposta meno sperimentata delle
altre.
Per andare incontro alle esigenze dell'area artistico-musicale sono state riviste
le matrici progettuali prescrittive, con attenzione ai collegamenti interdisciplinari
specifici, e si pensa di aggiungere alle attuali alcune altre unità tematiche
integrative tra quelle opzionali.
2.3 - La riduzione della aree tematiche.
Sul versante organizzativo particolare attenzione è stata posta alle aree
tematiche. Nelle schede pervenute dai docenti, dopo il primo anno di lavoro,
molti hanno fatto osservare che il tempo a disposizione per svolgere le unità
tematiche assegnate l'anno scorso è stato scarso, anche se poi, alla prova dei
fatti, la quantità di unità tematiche prevista è stata svolta da un numero
significativo di docenti, con poche defezioni o riduzioni.
Nel valutare i risultati è doveroso tener conto anche di alcune attenuanti:
ad esempio del fatto che i docenti hanno affrontato una metodologia di organizzazione
del lavoro totalmente nuova, per la quale non avevano a disposizione adeguati
strumenti, come i libri di testo; si consideri ancora che molte scuole, soprattutto
nella prima parte dell'anno, non hanno funzionano regolarmente per eccesso di
scioperi ed assemblee; che le sinergie interdisciplinari per lo più sono state
impossibili per la non congruenza dei programmi attuali delle altre discipline
con quelli di IRC; si consideri insomma che si è insegnato secondo un modello
di scuola nuovo in una scuola che ha ancora i problemi della scuola da superare,
e quindi con notevoli disagi che hanno condizionato non poco anche i tempi di
preparazione e di realizzazione della didattica.
La riduzione non è stata operata attraverso l'impoverimento della tavolozza
di argomenti preparata a Chianciano, nell'estate del 1998, ma sulla contrazione
delle aree tematiche e dunque delle unità prescrittive, che da esse dipendono.
Le aree da 6 sono diventate 5, e le unità prescrittive, per la SO sono diventate
15 nei tre anni, invece di 18; nelle SS sono diventate 10 invece di 12.
Questa ristrutturazione è avvenuta attraverso la fusione della prima con la
seconda area tematica, che ha dato origine ad una nuova area, dal titolo "Il
mistero della vita: le domande di senso, la domanda religiosa, le religioni".
Ciò ha comportato lo slittamento / spostamento di alcune unità tematiche precedentemente
prescrittive nell'ambito di quelle opzionali.
2.4 - Attenzione ai portatori di handicap
Rispetto allo "Strumento per la sperimentazione" proposto per l'anno scolastico
1998/99, l'attuale contempla una ulteriore novità di particolare rilievo.
In tutte le matrici progettuali prescrittive, di ogni grado scolastico, sono
stati aggiunti suggerimenti per il loro uso con alunni in situazione di handicap.
è frutto di un lavoro seminariale condotto con esperti ed operatori del Settore
a Costa di Folgaria nel luglio 1999. Ci rendiamo conto che si tratta di poca
cosa, perché l'area dell'handicap è molto articolata e comprende innumerevoli
tipologie, difficili da dominare. Pertanto la proposta è inevitabilmente insufficiente;
ma ci sembrava importante, almeno a livello di testimonianza, dare un segnale
di attenzione e suggerire qualche orientamento in tal senso.
Per la stesura del documento definitivo sembra più funzionale togliere questi
suggerimenti puntuali e aggiungere una parte a sé, che contenga gli orientamenti
e le attenzioni generali da avere con alunni in situazione di Handicap.
2.5 - L'aggiornamento dei docenti
Per il futuro immediato un altro fronte di impegno ineludibile, di cui
non potranno non farsi carico i nuovi programmi, sarà l'aggiornamento e la
riqualificazione dei docenti.
Lo verifichiamo anche nella recente "Legge-quadro sul Riordino dei cicli scolastici",
approvata in Senato il 2 febbraio c.a., che prevede nel programma quinquennale
di progressiva attuazione della riforma, un "progetto generale di riqualificazione
del personale docente, finalizzato anche alla valorizzazione delle specifiche
professionalità maturate, nonché alla loro eventuale riconversione" (art. 6.1).
La riforma in atto, infatti, non è un processo che sta semplicemente rinnovando
i programmi. Essa ridisegna la scuola, e al suo interno reimposta i ruoli, i
rapporti, i compiti, gli obiettivi. Pertanto non si tratta semplicemente di
"aggiornare" i saperi tradizionali delle discipline, aggiungendone qualcuno
nuovo e tralasciandone qualche altro ormai di scarsa importanza. Qui si tratta
di cambiare la mentalità docente.
Nel nostro caso, in particolare, si tratta di educare negli IdR un approccio
diverso al mondo della scuola, nella quale entrare senza complessi di inferiorità.
Essi infatti saranno chiamati non solo a "svolgere" programmi loro consegnati
dall'alto, ma in certi punti a "scriverli" per il loro indirizzo scolastico,
osservando però regole precise ed usando strumenti di valutazione simili a
quelli utilizzati negli altri insegnamenti.
Ecco perché la parola "aggiornamento" non deve trarre in inganno: non deve far
pensare ad una riedizione, magari riveduta e corretta, della situazione precedente.
Almeno per quanto dipende da noi, massimo deve essere l'impegno per inserire
l'IRC nella nuova scuola con dignità, alla pari degli altri insegnamenti, con
la stessa serietà, e - se possibile- anche di più, consapevoli della grande
tradizione pedagogico/educativa di cui sono portatori i nostri docenti.
Il modello più adatto alla formazione in servizio che può rispondere alle esigenze
della moderna scuola ci sembra quello del laboratorio, che valorizza la competenza
dei docenti all'interno di lavori condotti in gruppo, in un confronto fecondo
di progettualità che educhi progressivamente nuovi abiti mentali.
2.6 - La verifica scolastica
Uno degli aspetti nuovi dell'IRC nella scuola della riforma è la verifica.
Sappiamo bene quanto sia argomento impopolare presso alunni e docenti, in una
disciplina esposta alle dinamiche dell'avvalersi o non avvalersi. Sappiamo
anche che attualmente l'insegnamento è penalizzato dallo scarsa incidenza che
ha la valutazione di IRC nella scuola, così come costituisce un problema serio
il controllo delle verifiche.
Tuttavia la qualità della valutazione non è un elemento secondario per ottenere
il riconoscimento della piena curricolarità della nostra disciplina.
Nel maggio 1997 è stato istituito presso la sede del CEDE, a Frascati, il Servizio
Nazionale per la Qualità dell'Istruzione, che per l'onorevole Berlinguer è"
il primo nucleo di quello che in un prossimo futuro sarà la struttura che si
assumerà l'onere di valutare i diversi aspetti del funzionamento del sistema
scolastico".
Il primo progetto avviato è stato per consentire alle scuole che operano in
condizione di autonomia una pratica metodologicamente corretta dell'autovalutazione,
così che possano disporre di riferimenti esterni attendibili per la loro attività
ed assumere di conseguenza le decisioni più opportune per migliorare la qualità
dell'offerta formativa.
Ciò in concreto ha portato, come primo passo in questa direzione, alla progettazione
e costituzione dell'ADAS (Archivio Docimologico per l'Autovalutazione delle
Scuole), che funziona in modo interattivo, via internet, e mette a disposizione
degli insegnanti e delle scuole la possibilità di utilizzare un archivio di
strumenti per la valutazione, passati al vaglio di una validazione sperimentale.
Questo servizio, in futuro, costituirà il riferimento istituzionale autorevole
per far crescere la mentalità valutativa nelle nostre scuole italiane, e agirà
a sostegno di tutte le discipline, secondo strumenti e una metodologia di una
certa complessità, alla quale le singole istituzioni scolastiche e i suoi docenti
dovranno essere iniziati.
è facile capire come la presenza o l'assenza dei singoli insegnamenti nell'ADAS
condizionerà di fatto il riconoscimento o meno di uno status di curricolarità
per le discipline. Per questo l'IRC, che chiede di essere considerato alla pari
delle altre, non potrà essere progettato a prescindere dalle dinamiche di funzionamento
dell'ADAS.
In considerazione di ciò, nell'ambito della sperimentazione abbiamo chiesto
e ottenuto dal Ministro della Pubblica Istruzione di poter inserire l'IRC nell'ADAS.
In questa stessa sede di Vico Equense, dal 27 febbraio al primo marzo, è stato
organizzato un importante seminario con i docenti della sperimentazione controllata
e due esperti del CEDE. L'obiettivo era quello di produrre elementi di prova
da inserire nell'ADAS, dopo gli opportuni processi di revisione e di validazione.
Penso di poter dire che tra tutte le fasi organizzate per il biennio della sperimentazione
questa è stata in assoluto la più dura e complessa. Difficile perché in tempi
brevi bisognava trasformare un gruppo di sperimentatori, abituati a confrontarsi
e a discutere sulle varie proposte, in gruppi di produzione, disponibili all'obbedienza
e alla esecuzione di mandati precisi, capaci di svolgere un lavoro completamente
nuovo, complicato anche dalle esigenze dei modelli informatici che si dovevano
usare, accettando regole e tempi rigidamente imposti
Si consideri anche la difficoltà che derivava dall'uso di modelli di verifica
più funzionali alla valutazione di discipline tecniche o comunque dal vocabolario
preciso, e che per questo mal si adattano allo specifico di insegnamenti come
il nostro, ricchi di linguaggi metaforici, simbolici, allusivi.
A conti fatti, pur se con notevoli difficoltà, la quantità di materiali elaborata
è stata sufficiente. Sulla qualità non siamo ancora in grado di esprimerci.
Attendiamo di vedere che cosa resterà di tutto ciò che è stato fatto dopo i
processi di revisione e di validazione.
3. L'andamento della sperimentazione nel secondo anno
La documentazione, quest'anno, è arrivata in modo molto più ordinato dell'anno
scorso ed è stato possibile registrare una notevole maturazione del gruppo degli
sperimentatori nel suo complesso.
Ecco alcuni punti ricorrenti nelle valutazioni raccolte dalla sperimentazione
controllata, che sono state proposte anche ai gruppi di lavoro della sperimentazione
diffusa per un confronto.
a) Difficoltà derivate dalle dinamiche di funzionamento attuale
della scuola
Nella sostanza appare evidente che i problemi più significati per l'IRC
fatto secondo gli strumenti della sperimentazione derivano dalla non adeguatezza
dell'attuale ambiente scolastico e dei suoi ritmi e modalità di funzionamento.
La documentazione infatti fa innanzitutto emergere in modo molto netto una realtà
scolastica che non funziona. Soprattutto la prima parte dell'anno è falcidiata
da lentezze nell'assegnazione delle cattedre, manifestazioni, scioperi, e altre
disfunzioni ancora. In questo contesto più di un docente ha detto che è riuscito
a fare proposte di qualità, ma in modo frammentato e rapsodico, senza potere
poi raccogliere i frutti auspicati.
b) Fatiche del lavoro interdisciplinare
Ancora più evidente, soprattutto nelle superiori, è la marginalità dell'IRC
nel rapporto con i colleghi docenti di altre discipline. Per molti, pur ben
intenzionati, è difficilissimo ottenere la collaborazione dei colleghi per lavori
interdisciplinari. A volte gli insegnanti di altre materie si limitano a rendersi
disponibili solo verbalmente, ma non lo sono al momento dell'impegno.
c) Rapporto coi genitori
I genitori seguono, ma in distanza. Si informano su ciò che viene fatto
a scuola, ma non si interessano né collaborano. Nelle superiori sembra crescere
l'atteggiamento di delega.
d) IdR: le condizioni per essere considerati a scuola
In questo contesto il singolo docente a volte si sente solo e isolato,
quando non assediato dai pregiudizi di scarsa considerazione per la sua disciplina.
Per acquistare credito non di rado si lascia coinvolgere nei mille servizi
scolastici, che i colleghi facilmente e ben volentieri gli delegano ed acquistano
così ruoli anche importanti. La stima conquistata dai singoli però spesso è
dipendente da questi altri ruolli acquisiti, più che non dallo status di IdR.
Qualcuno lamenta anche il fatto che questa quantità di altri impegni scolastici
lo rende poco disponibile allo studio e all'impegno per perfezionare il proprio
insegnamento di IRC.
e) La didattica
Quanto alla didattica, resta confermata e ribadita la validità delle scelte
di fondo, così come le difficoltà che derivano dalla scarsa capacità di comprendere
e interpretare le caratteristiche disciplinari dell'IRC da parte di qualcuno.
f) Il rapporto con gli alunni
Il rapporto con i ragazzi per lo più resta positivo e coinvolgente, nonostante
la fatica, per il momento, di insegnare senza testi e in condizioni spesso di
discriminazione. Così come, per lo più, risultano apprezzati gli strumenti della
sperimentazione, in particolare le matrici progettuali e la loro apertura culturale.
g) Maturazione della professionalità docente
Molti insegnanti hanno avuto una maggiore capacità di autocritica, nelle
osservazioni conclusive riportate nelle schede, mostrando di avere attivato
una dinamica virtuosa di progressivo perfezionamento professionale.
Emerge qua e là la difficoltà di trattare argomenti già considerati, con il
rischio di ripetizione. Il problema dovrebbe scomparire nel contesto di un
insegnamento a regime, che avesse chiarito per ogni area tematica i contenuti
progressivi da sviluppare e i livelli da raggiungere.
h) Pregiudizi resistenti al cambio
Resistono, anche se ormai in un numero esiguo di docenti, alcuni luoghi
comuni e giudizi che andrebbero definitivamente superati.
C'è ancora, ad esempio, chi ritiene certi argomenti, come la chiesa o i sacramenti,
impossibili da trattare perché o troppo dogmatici o troppo catechistici. Giudizi
che vengono regolarmente smentiti da altri loro colleghi che, nel trattare quegli
argomenti, registrano nella scheda di documentazione di essere riusciti a trattare
gli stessi temi ottenendo "interesse e coinvolgimento". Evidentemente molto
dipende dal modo di trattare gli argomenti e dunque dalla capacità didattica
del docente, dalla sua professionalità.
C'è ancora, ad esempio, chi non considera tempo sprecato parlare di droga e
discoteche a scuola, magari anche per lungo tempo, per rispondere a un interesse
reale degli alunni e della scuola. Ed è vero, non è tempo sprecato. Ma si tratta
di vedere se questi argomenti debbano essere delegati solo all'IRC.
C'è ancora chi si lamenta per il vincolo di dovere insegnare contenuti prescrittivi,
dimenticando che l'IRC, se vuole stare nella scuola, deve uscire dalla contraddizione:
da una parte si pretende che venga considerata disciplina curricolare, al pari
delle altre, e dall'altra si tenta di continuare a gestirla come spazio franco
nella scuola.
Per il confronto
Ritengo di aver dato un quadro sufficiente sull'andamento della sperimentazione
e anche sulle intenzioni che abbiamo maturato in ordine alla stesura definitiva,
che supererà quella nelle vostre mani.
Per completare la dichiarazione di intenti aggiungo che il testo definitivo
al quale stiamo pensando è più essenziale dell'attuale. Ovviamente non ci saranno
i questionari in appendice e intendiamo anche togliere i percorsi proposti per
i diversi indirizzi scolastici della scuola superiore. Nei due precedenti documenti
erano importanti per permettere agli sperimentatori di lavorare percorrendo
un itinerario didattico comune, così che poi fosse possibile per loro un confronto.
Ora, appurato che l'articolazione tematica contiene un ventaglio di argomenti
sufficiente per rispondere alla domanda di formazione dei diversi indirizzi,
saremmo intenzionati a lasciare massima libertà ad ogni scuola di configurare
il percorso che ritiene più adeguato.
Anche il testo sarà ripulito ed essenzializzato, con attenzione ai documenti
scolastici usciti quest'anno.
L'adeguamento al riordino dei cicli in vigore verrà fatto facendo scivolare
l'attuale primo anno di scuola dell'operientamento nel primo ciclo e diventerà
l'ultimo anno dei sette anni della scuola di base, mentre gli altri due anni
della scuola dell'orientamento diventeranno il biennio del ciclo secondario.
L'operazione richiede solo pochi aggiustamenti, dal momento che si è cercato
di ipotizzare un curricolo continuo su cinque aree tematiche che vengono attrezzate
nella scuola di base dai nuclei concettuali fondamentali e sviluppate nella
scuola superiore dalle unità tematiche prescrittive e opzionali. Al momento
abbiamo mantenuto la distinzione tra "nuclei tematici", nella scuola di base,
e "aree tematiche", nella scuola superiore, che ha l'esigenza di aprirsi ad
un ventaglio ampio di argomenti, con una certa libertà. Ci piacerebbe sentire
anche il vostro parere in merito, così come su ogni altro aspetto che potesse
essere corretto o migliorato.
Resta aperto il discorso sui collegamenti interdisciplinari, che potranno essere
perfezionati solo dopo che si saranno conosciuti i programmi delle altre discipline.

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