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Giornata Nazionale di Studio
Sperimentazione nazionale
sui programmi di religione cattolica
nella prospettiva dell'autonomia scolastica
e di nuovi programmi di religione cattolica.
Il contributo della sperimentazione
"diffusa"
nel secondo anno di sperimentazione.
Il contributo della sperimentazione con alunni disabili
Vico Equense (NA), 20 marzo 2000
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Lo strumento di sperimentazione Nazionale
1999/2000:
verso i nuovi programmi
per la scuola dell'infanzia e per la scuola primaria
Prof.ssa Sr. Maria Luisa Mazzarello
Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione "Auxilium" di Roma
Premessa
Il processo di profondo cambiamento in atto nella scuola italiana ha subito
trovato, da parte della CEI d'intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione,
puntuale risposta a ridisegnare i programmi di IRC fin dai primi cicli scolastici:
Scuola dell'infanzia e Scuola di base.
Impegno, questo, che si è tradotto - come è noto - nell'avvio di una fase di
sperimentazione (1998/99 e 1999/2000) che fin dall'inizio ha tenuto conto di
adeguare i contenuti programmatici ai cambiamenti istituzionali in atto, ma
anche di adeguarli al mutato contesto culturale ed educativo, segnato in particolare
dal pluralismo religioso. Il tutto nel rispetto dell'identità della religione
scolastica.
Ai fini della sperimentazione ogni incontro con gli insegnanti sperimentatori
è stato ed è di grande importanza, una vera risorsa in vista del perfezionamento
dello strumento.
In queste pagine si propone una lettura dei materiali delle Scuola dell'infanzia
e della scuola primaria, se ne evidenziano le scelte sottostanti e si indicano
i primi dati ricavati dal secondo anno di sperimentazione.
Nell'orizzonte della riforma
La riforma scolastica si va configurando sempre più come un nuovo itinerario
formativo che le scuole vanno attivando in contesto. L'autonomia organizzativa
e didattica ne è il grande quadro di riferimento come lo sta dimostrando il
"Piano dell'offerta formativa" (POF) che ogni scuola è chiamata ad elaborare.
Offerta formativa che, se intesa in senso unicamente strumentale, rischia di
emarginare l'educativo.
Una vera sfida per l'IRC. Accogliere questa sfida significa essere presenti
nella scuola con una forte proposta culturale-religiosa, indispensabile per
contribuire alla maturazione dell'identità personale e sociale degli alunni
fin dalla Scuola dell'infanzia.
Una sfida dunque per l'IRC: "esserci" in questa riforma e far passare i valori
educativi e culturali che la religione media per la crescita armonica della
persona.
Come si sta appunto dimostrando con il monitoraggio della sperimentazione,
il nuovo IRC offre una proposta innovativa e consistente. Essa s'inserisce
in modo armonico nella vita della scuola contribuendo, con le altre attività
e discipline del curricolo, alla formazione integrale dell'alunno.
Di fatto la stessa metodologia della ricerca-azione, applicata alla sperimentazione,
offre un significativo contribuito nel tradurre le idee della riforma scolastica
in realizzazioni concrete di offerta formativa che bene si integrano nei progetti
per l'autonomia.
Una prima puntualizzazione da farsi è allora questa: il futuro programma di
IRC si va configurando come uno strumento dinamico, generativo di molteplici
sollecitazioni sotto il profilo della ricerca e dell'innovazione didattica,
rispettoso degli alunni, della libertà di insegnamento e dell'autonomia progettuale
degli insegnanti e della scuola.
La prospettiva è quella di agevolare la costruzione di itinerari formativi come
rete di senso in cui si intrecciano cognitività, operatività e relazionalità.
Un contributo prezioso offerto dall'IRC ai compiti che spettano alla scuola
fin dai primi due cicli scolastici:
– alfabetizzazione culturale di base per promuovere le competenze necessarie
ad apprendere con successo in tutto l'arco del percorso scolastico e nella vita;
– padronanza dei linguaggi e della creatività personale in vista di saper agire
in modo autonomo e responsabile;
– promozione dei valori fondanti la convivenza democratica, con particolare
attenzione all'educazione interculturale.
2. Le scelte di qualità
La sperimentazione dei nuovi programmi è ben collocata nella scuola della
riforma e ne esplicita alcune scelte che qualificano l'IRC nella sua scolasticità.
2.1. La centralità dell'alunno
Dal punto di vista pedagogico lo strumento si fonda su un'antropologia umanistica:
riconosce la centralità dell'alunno considerato come persona nel suo crescere
psicologico e culturale, con i suoi problemi, la sua ricerca, le sue domande
che stanno ad indicare l'apertura al senso religioso che emerge già verso i
7/8 anni (A.Vergote).
Riconosce che l'alunno, in quanto persona, è fin dall'infanzia costitutivamente
aperto al trascendente e, pertanto, le esperienze e le attività di religione
cattolica si inseriscono bene nel quadro delle finalità della scuola contribuendo
in modo originale alla valorizzazione della crescita della persona nella dimensione
religiosa.
L'attenzione pedagogica è quindi spostata dall'insegnare all'apprendere, o
meglio all'alunno che apprende e alla sua personalità in formazione.
2.2. Un'esperienza di IRC in sinergia
Dal punto di vista dell'identità disciplinare dell'IRC va sottolineata
la capacità di sinergia della religione con le altre discipline del curricolo
o, per la scuola dell'infanzia, con i diversi "campi di esperienza". L'attenzione
viene posta al valore della dimensione religiosa dell'educazione fino ad arrivare,
nella scuola primaria, alla scoperta del valore della cultura religiosa a partire
dalle esperienze umane e culturali.
In particolare:
- per i bambini della "scuola dell'infanzia" questo vuol dire: fornire strumenti
necessari a cogliere i segni della religione cattolica e della religiosità,
imparando ad esprimere e comunicare l'esperienza religiosa con parole, gesti,
segni e simboli;
- per gli alunni della "scuola primaria" l'esperienza culturale implica anche
lo studio della dimensione religiosa quale tratto costitutivo degli uomini
e delle società umane nel tempo e nello spazio. Così, l'attenzione alla realtà
storica e culturale in cui l'alunno è inserito fa della religione cattolica
una componente essenziale della cultura italiana e la permea nelle sue varie
espressioni letterarie, storiche, artistiche.
2.3. Un'educazione all'insegna della gradualità
Attento alla scuola e all'alunno, nel futuro programma si può apprezzare
la gradualità di approcci e di intenti pedagogico-didattici.
- Nella "scuola dell'infanzia" il campo di esperienza 'il sé e l'altro' costituisce
la base di riferimento comune a tutti i bambini che frequentano la scuola
e rappresenta l'area privilegiata per l'apertura al religioso, nonché per
lo sviluppo e l'accrescimento della religiosità infantile.
- Nella "scuola primaria" il graduale passaggio dai campi di esperienza alla
configurazione disciplinare richiede di puntare su un'alfabetizzazione religiosa
coerente con l'età degli alunni in vista di ulteriori processi di apprendimento.
3. Nuclei generatori dell'azione didattica
La sperimentazione vuole rispondere alla riforma scolastica anche nell'intento
di individuare i saperi essenziali della religione e la modalità della loro
espressione. Ancora una volta l'attenzione è rivolta all'alunno, alla disciplina,
alla scuola, all'educazione.
A questo rispondono alcuni nuclei generatori interattivi dell'azione didattica:
essenzializzazione dei saperi - ciclicità - intercultura (interreligiosità)-interdisciplinarità,
correlazione.
3.1. L'essenzializzazione del sapere religioso
A questo proposito è facile che sorga subito la domanda: è giusto parlare
nella scuola dell'infanzia di saperi essenziali? Per rispondere a questo interrogativo
occorre aver chiaro che cosa si deve intendere con l'espressione "saperi" e
in che rapporto questi si pongono con le discipline.
I "saperi" vanno intesi come capacità di dare senso all'esperienza che si sta
vivendo. Il passaggio dai saperi vissuti alla riflessione sui saperi segna il
sorgere graduale delle discipline in rapporto ai cicli scolastici e alle capacità
di formalizzazione degli alunni (I. Fiorin). Così nella scuola dell'infanzia
si hanno i "campi di esperienza" e nella scuola di base si ha il formarsi graduale
degli ambiti disciplinari in coerenza con l'età degli alunni, specie nel passaggio
dalla fanciullezza alla preadolescenza.
La ricerca sui saperi religiosi essenziali per alunni della scuola dell'infanzia
e della scuola primaria costituisce una scelta pedagogica e didattica di qualità.
Essa è a tutto vantaggio dell'unificazione della persona degli alunni attorno
a nuclei essenziali che favoriscono l'apprendimento nel rispetto, appunto, delle
capacità affettive e cognitive degli alunni.
L'individuazione dell'essenziale è infatti via privilegiata al superamento dell'enciclopedismo
che frammenta i saperi per una scelta che privilegia un apprendimento significativo
secondo il principio didattico della concentrazione e dell'organizzazione.
L'essenzializzazione del sapere religioso per bambini, fanciulli e ragazzi
viene espresso in "nuclei tematici" selezionati.
- Nella "scuola dell'infanzia" la selezione e l'organizzazione dei saperi
essenziali è data da nuclei tematici che consentono un approccio ad elementi
religiosi presenti nei propri ambienti di riferimento a tutto vantaggio di
una progressiva consapevolezza di sé e della realtà: il mondo e il suo mistero,
le feste cristiane, i segni cristiani presenti nella vita della comunità ecclesiale.
Viene così valorizzata l'esperienza umana e religiosa dei bambini aprendoli
ad una prima intuizione della figura e dell'opera di Gesù Cristo.
- Anche nella "scuola primaria" la ciclicità dei bienni può contare su nuclei
tematici fondamentali: l'esperienza umana nell'ottica cristiana; la rivelazione
di Dio nel mistero di Gesù Cristo; la Chiesa e la sua vita. L'essenzialità
è anche qui favorita dall'organicità data dalla centralità di Gesù Cristo.
Detto in termini didattici, e mutuando dalla teoria di Ausubel sui processi
di apprendimento, la scelta della centralità di Gesù Cristo costituisce il
concetto organizzatore del sapere religioso. Esso, conforme alla scuola e
alla religione, è generatore di ogni contenuto di insegnamento come si può
vedere dalla matrici progettuali.
Ai nuclei tematici essenziali sono correlate le "Aree di obiettivi". Anche
queste sottostanno al criterio di essenzializzazione sia nell'approccio alla
realtà del bambino che a quello del fanciullo. Le aree di obiettivi riguardano:
l'alunno e i suoi perché, la religione cristiana e le religioni, i linguaggi
culturali. Sono aspetti che, considerati nella loro dinamicità, si trovano nelle
matrici progettuali quali offerte al raggiungimento di queste stesse aree di
obiettivi.
A questo riguardo non va dimenticato che i criteri per l'essenzializzazione
del sapere (apprendimenti da promuovere), del saper essere (atteggiamenti-comportamenti
da far maturare) e del saper fare (competenze da acquisire) in ambito dell'offerta
formativa religiosa vanno sempre rapportati all'alunno e al suo approccio alla
vita letta in dimensione religiosa; al significato del sapere religioso per
la crescita della persona.
Dall'analisi dei materiali finora accostati è chiaro che non si tratta di un'essenzializzazione
asettica. Essa - come si è detto - ha un riferimento preciso a Gesù Cristo come
evento centrale, generatore di ogni contenuto di insegnamento.
- Nel testo della "scuola primaria" si dice: «Al centro come contenuto fondamentale
della religione cristiano-cattolica, stanno la figura e l'opera di Gesù Cristo,
secondo la testimonianza della Bibbia e l'intelligenza di fede della Chiesa».
- Nel testo della "scuola dell'infanzia" il riferimento centrale a Gesù Cristo,
nel rispetto dell'età dei bambini, viene così espresso: il processo formativo
«introduce i bambini ad una prima intuizione dell'opera, del messaggio e
del mistero di Gesù».
La scelta del cristocentrismo percorre tutti i cicli scolastici nel rispetto
della ciclicità.
3.2. La scelta della ciclicità
Le matrici progettuali rispondono ad una precisa opzione metodologico-
didattica. Analizzandole nella loro dinamica interna lasciano emergere come
ogni nuovo contenuto si collega con le abilità precedentemente acquisite.
Si tratta del modello a spirale della comunicazione dei contenuti mediante
il quale si instaura un processo per cui le nuove acquisizioni ricevono la spinta
dalle precedenti e acquistano così nuovo impulso e nuova apertura (J. Bruner).
In questo modo viene superata sia una comunicazione lineare dei contenuti che
è solo trasmissione e indottrinamento, sia una comunicazione circolare che ritorna
al punto da cui era partita.
Questo giustifica perché nello strumento venga chiamato in causa il valore pedagogico
e didattico della continuità educativa non solo nell'arco dello stesso ciclo
primario (6-12 anni), ma anche nei riguardi della scuola dell'infanzia e del
ciclo secondario. E questo con l'intento di evitare la ripetizione di contenuti,
a favore di percorsi che prevedono arricchimenti e approfondimenti.
I nuovi contenuti che di anno in anno vengono comunicati vanno dunque ad arricchire,
ampliare, approfondire le conoscenze precedenti, rendendo l'alunno capace di
apprendere contenuti nuovi in modo significativo.
Sul principio dell'apprendimento significativo (Ausebel) si fondano le annualità
della scuola dell'infanzia e i bienni della scuola primaria dei quali si dice
come l'impianto progettuale che viene tracciato intende far leva su nuclei tematici
evidenziati in chiave di essenzia-lizzazione e di espressività elementare (6-10
anni) e di un primo 'consolidamento', 'approfondimento' e 'sviluppo' dei saperi
acquisiti (11- 12 anni).
Puntando, dunque, su scelte coerenti con l'età - dal passaggio dai campi di
esperienza (propri della scuola dell'infanzia) alla configurazione disciplinare,
in vista di processi di apprendimento ulteriori -, i futuri programmi di IRC
hanno privilegiato l'opzione alunnocentrica.
Nel processo di crescita dell'alunno si è pure posta attenzione ai mutamenti
impressi alla scuola dalla società sempre più multimediale e multietnica. Si
tratta della valorizzazione di ogni forma di 'diversità' (etnica, religiosa,
culturale e varie disabilità) presente oggi nella scuola, per offrire la possibilità
a ciascuno, fin dalla scuola dell'infanzia di realizzare una integrazione ottimale
nella sezione o intersezione.
Ci si apre così all'interculturalità e all'interreligiosità. Aspetti che i materiali
della sperimentazione hanno ben presenti e che l'insegnamento dovrà sviluppare
offrendo agli alunni nuovi strumenti concettuali.
3.3. Attenzione all'interculturalità e all'interreligiosità
Intercultura e interreligiosità sono autentici nuclei generatori dell'azione
didattica che acquistano nuovo significato alla luce dell'autonomia.
L'attenzione all'ambiente di vita dell'alunno richiede, infatti, all'insegnante
la capacità di costruire solide programmazioni che tengano conto delle differenze
culturali e religiose presenti sul territorio e/o nella stessa classe.
L'educazione al dialogo interculturale e interreligioso, se in passato era
raramente posta in atto, ora viene sollecitata a diventare prassi educativa
a cominciare dalla scuola dell'infanzia.
L'orizzonte di una tale educazione si caratterizza come incipiente comprensione
critica di confronto e di dialogo per individuare punti in comune e diversità
tra i vari credo con cui bambini e ragazzi vengono a contatto. Per questo motivo,
i materiali di sperimentazione indicano come testo privilegiato e fondativo
la Bibbia per lasciarne emergere, oltre una lettura denotativa, il ricco potenziale
narrativo e simbolico, nonché il contesto culturale di origine e di espansione
(postbiblico).
Un testo paradigmantico, quello della Bibbia, che offre materiale per il confronto
e il dialogo interreligioso a partire da testi scelti dai documenti delle religioni
più note.
In quest'ottica, le matrici progettuali intendono mediare un IRC chiamato a
sottostare a imperativi pedagogici quali il rispetto e la valorizzazione delle
diversità, il confronto (che per i piccoli sarà dato sempre dall'occasionalità)
con altre religioni e sistemi di significato sempre più presenti nelle nostre
classi.
Gli stimoli offerti dalle matrici progettuali vanno comunque sempre in questa
direzione. Esse vogliono dire che le differenze non sono un problema, ma sono
un valore e un arricchimento che la scuola è chiamata ad elaborare culturalmente.
Tuttavia, occorre accortezza ad assicurare la conoscenza dei caratteri propri
dell'identità cristiana per non cadere in eclettismi e in dispersioni.
Anche in questo caso il metodo della correlazione aiuta a gestire questa complessità.
3.4. Attenzione ai processi multidisciplinari, transdisciplinari, interdisciplinari
è questo un nucleo generatore di grande interesse per la scolasticità
dell'IRC. Naturalmente qui, in particolare, il discorso si pone a diversi livelli
secondo i cicli scolastici.
- La "scuola dell'infanzia" organizza i contenuti scolastici dentro i "campi
di esperienza educativa". Dal momento che per "campo" s'intende l'ambito specifico
delle esperienze del bambino - il fare e l'agire - da educare, all'interno
dei vari "campi" viene facilitato l'incontro dei piccoli con le prime forme
del sapere (alfabeti, linguaggi, ecc.).
L'incontro-integrazione tra i vari "campi di esperienzza" ("il sé e l'altro",
"il corpo ed il movimento", "i discorsi e le parole", lo spazio, l'ordine
e la misura", "le cose, il tempo, la natura"; "messaggi, forme e media) fa
intuire al bambino l'unità e l'armonia della realtà. Egli, infatti, è capace
di attivare tutta una serie di collegamenti-connessioni tra un dato ed un
altro, e quindi è in grado di unificare e ordinare la realtà.
L'IRC si avvale di queste scelte di "campo" e riconosce che il campo di esperienza
"il sé e l'altro" rappresenta l'area privilegiata per l'apertura al religioso,
nonché per lo sviluppo e l'accrescimento della religiosità infantile.
Le esperienze proprie di questo "campo" articolano, con la religiosità da
educare, le dimensioni affettivo-emotiva, sociale, etico-morale che vanno
collegate a pieno titolo nel curricolo ed attentamente programmate tenendo
conto che gli intrecci tra i vari campi sono continui. Così l'IRC nella scuola
dell'infanzia si avvale di collegamenti tra esperienze genuinamente umane
per aprire il bambino al religioso e sviluppare tutte le possibilità della
sua personalità.
Se nella scuola dell'infanzia non si può parlare in senso stretto di interdisciplinarità
si può parlare di interesperienzialità. In questa chiave vanno lette le "aree
di obiettivi" e i "criteri metodologici" del futuro programma, opportunamente
tradotti nelle matrici progettuali.
- I materiali della sperimentazione per "scuola primaria" tengono conto, a
riguardo dell'interdisciplinarità di quanto segnalato nel documento ministeriale
sui contenuti essenziali della formazione di base. In questo documento viene
indicato - tra l'altro - l'attenzione al superamento della singola disciplina
pur necessaria, attraverso una visione trasversale dei saperi a vantaggio
di un apprendimento che, come vuole la scuola, non può essere parcellizzato.
Il testo della sperimentazione ha dato spazio alla rete dei saperi consapevoli
che lo specifico insegnamento di IRC trova una via di facile coordinazione
formativa avvalendosi dei diversi moduli interpretativi che la scuola offre,
quali: i raccordi con le discipline dell'ambito antropologico; i nessi con
l'universo dei linguaggi; il dialogo con le scienze; tutte le interazioni
possibili con le "educazioni" all'immagine, al suono e alla musica, nonché
a quella motoria. Si tratta sempre di attenzioni pedagogiche e didattiche
che facilitano il processo di simbolizzazione particolarmente importante nell'esplorazione
e nell'espressione della dimensione religiosa.
Le matrici progettuali offrono una traduzione concreta del criterio metodologico
appena indicato. Inoltre esse esprimono una circolarità nella proposta dei
contenuti così che sono i grandi perché della vita ad aprire alla scoperta
di Dio che, per i cristiani, è il Dio rivelato in Cristo. In correlazione
con il primo nucleo tematico la prima area di obiettivi si esprime così: La
lettura della realtà in chiave religiosa e la risposta che il cristianesimo
offre ai grandi perché della vita.
Ne consegue che i campi di esperienza e le singole discipline vengono considerati
potenzialmente portatori di contenuti aperti al discorso religioso. Pertanto,
da un lato le discipline arricchiscono lareligione di apporti, stimolazioni,
provocazioni di ordine metodologico e valoriale, mentre dall'altro la religione
stessa arricchisce il contenuto disciplinare delle materie con il suo contributo
specifico ordinato a dare ulteriori ragioni di senso.
3.5. La correlazione
I materiali della sperimentazione assumono il principio della correlazione
che, reso operativo, si traduce in approccio metodologico al sapere religioso
"allargato", ossia che va anche oltre lo specifico della disciplina.
La ragione profonda della correlazione sta, appunto, nel fatto che i contenuti
della religione cattolica non vanno intesi solo strettamente circoscritti alla
disciplina che formalmente conosciamo come "religione cattolica". Ogni altra
disciplina o espressione culturale, infatti, affrontando temi e problemi che
riguardano l'uomo, presentano implicanze che si prestano a una riflessione
che apre al trascendente, quindi al religioso e, pertanto, a Dio.
Ne deriva una più ampia concezione di azione didattica anche per l'IRC chiamato
a intessere reti: una rete con gli altri saperi che la cultura media, una rete
di relazione tra insegnanti del team, alunni, contenuti: è il triangolo relazionale
proprio di una scuola centrata sull'alunno che fa e apprende in un clima cooperativo.
La correlazione viene così esplicitata nei materiali della sperimentazione:
- Nella "scuola primaria" se ne parla in connessione con i "criteri metodologici"
- valorizzazione dell'esperienza, uso graduale dei documenti, approccio ai
segni e ai simboli religiosi, incontro con persone significative - in questi
termini: "I criteri indicati consentono una costante correlazione tra esperienza
e dato cristiano: rivelano la dimensione religiosa del vissuto e permettono
di cogliere la portata umanizzante della cultura cristiana. In questo modo
contribuiscono alla realizzazione graduale e responsabile del progetto di
vita degli alunni". Si parla della correlazione anche nell'"appendice" da
cui emerge ciò che più caratterizza la sperimentazione. Essa, attraverso
le matrici progettuali, dovrà indicare se e come gli alunni sono capaci di
osservare la realtà, di leggerla in chiave religiosa grazie ai segni presenti
nell'ambiente, di confrontare la religione cristiana-cattolica con altre
religioni e sistemi di significato.
- Nella "scuola dell'infanzia" la correlazione attiene - come si è detto all'esperienza
del bambino; è proprio dal riferimento ai "campi di esperienza" che vengono
fatti emergere i primi contenuti essenziali da far acquisire. In "appendice"
il concetto della correlazione è ripreso e ulteriormente chiarito. Infatti
per favorire un graduale passaggio dal livello antropologico-esperienziale,
a quello più propriamente religioso, viene assunto tale principio inteso
come reciproca relazione tra esperienza e dato cristiano.
In ogni caso, sia per la scuola primaria che per la scuola dell'infanzia,
viene proposta una vera didattica della correlazione che va dal soggetto al
contenuto e dal contenuto al soggetto in una reciproca relazione tra esperienza
(la vita e i suoi problemi), cultura e dato cristiano sempre in confronto.
Anche questo vuol dire attenzione all'alunno e al suo modo di apprendere, alle
sue domande, alle sue esigenze di crescita culturale. Vuol pure dire attenzione
alla scuola e a un IRC fortemente integrato nel curricolo scolastico.
Si tratta di un processo che non è nuovo nella storia anche più recente dell'IRC.
Tuttavia, nei materiali della sperimentazione che stiamo analizzando, l'idea
della correlazione viene riproposta e offerta all'azione didattica al punto
che si può anche parlare di metodo della correlazione nel senso di "via per".
Tale metodo consiste appunto nel mettere in atto un processo di insegnamento-apprendimento
che, partendo dall'esperienza diretta e/o mediata dell'alunno, passa attraverso
l'orizzonte culturale della scuola e della vita, orizzonte che trova nei riferimenti
della religione cristiano-cattolica una comprensione culturalmente fondata del
cristianesimo.
4. Lavorare con le matrici progettuali
Essenzializzazione dei saperi, ciclicità, intercultura-interreligiosità-
interdisciplinarità, correlazione sostengono e orientano l'azione didattica
dell'IRC proposta dal progetto di sperimentazione.
Operativamente l'azione didattica trova un riferimento concreto nella matrice
progettuale.
La matrice progettuale per ogni ciclo scolastico viene indicata come uno strumento
concettuale intermedio tra programma e programmazione. Uno strumento rispettoso
dell'autonomia progettuale dei docenti in interazione con le famiglie e il territorio,
ma al tempo stesso fondativo di una base istituzionale comune e di una comune
responsabilità di servizio educativo-scolastico nell'ambito di un insegnamento
rivolto a tutti gli alunni.
Programmare con le matrici progettuali (quindici per la scuola primaria e altrettante
per quella dell'infanzia), come si sta dimostrando attraverso la sperimentazione,
richiede agli insegnanti una nuova abilità pedagogica e didattica che si caratterizza
come "movimento di ricerca".
Nell'orizzonte della mondialità poi tutto questo postula un atteggiamento aperto
e relazionale pronto a comprendere la complessità e quindi pronto al confronto
per una pacifica convivenza democratica.
Ogni matrice progettuale sviluppa un nucleo tematico articolando esperienze
e contenuti in quattro parti correlate tra loro. Esse traducono in linee operative
i criteri metodologici indicati nel programma:
– la valorizzazione dell'esperienza con una problematizzazione di partenza che
esprime interrogativi di senso che anche i bambini sanno porsi;
– le risposte ricavate dai contenuti di cultura generale oggetto anche di insegnamento-apprendimento
curricolare (compresa la cultura religiosa di altri popoli) e la risposta religiosa
tratta dai riferimenti di religione cattolica;
– il confronto tra le diverse risposte in vista del momento conclusivo la ricerca;
– la sintesi finale come risultato della correlazione tra interrogativi e risposte
culturali e più specificatamente religioso-cattoliche a confronto.
In questo modo la matrice progettuale soddisfa l'esigenza degli alunni di conoscere,
comprendere e di possedere unitariamente la cultura che apprendono ed elaborano.
Sotto l'aspetto organizzativo, la matrice progettuale indica un percorso didattico
che si integra nel curricolo fin dai primi gradi scolastici.
5. Lo strumento di sperimentazione 1999/2000
In questo secondo anno della sperimentazione, lo strumento ha riconfermato
la validità delle scelte di fondo e perfezionato, corretto, sviluppato alcune
sue parti:
– si riconferma la correlazione intesa in senso scolastico e che quindi supera
ogni sospetto di catechesi a scuola;
– si riducono da sei a cinque i nuclei tematici della materna;
– viene usato lo stesso modello di matrice progettuale anche per la scuola materna
con attenzione alla gradualità pedagogica;
– nella scuola primaria le matrici progettuali sono state ulteriormente curate
per i riferimenti interdisciplinari e interreligiosi ed è stata curata la continuità
educativa e la ciclicità;
– si aggiungono suggerimenti nelle matrici progettauli di tutti i gradi scolastici
per il loro uso con alunni in situazioni di disabilità.
Per una ulteriore revisione dello strumento occorrerà tener conto del futuro
della scuola di base.
6. Primi dati ricavati dalla sperimentazione 1999/2000
I dati raccolti dalla sperimentazione "controllata" su territorio nazionale
e da quelli della sperimentazione "diffusa" presso le diocesi stanno ad indicare
molte convergenze attorno a punti nodali sia di carattere organizzativo che
didattico.
In queste brevi annotazioni si fa riferimento alla Scheda di rilevazione
e di verifica della sperimentazione 1999/2000 compilata ed inviata alla
CEI dagli sperimentatori (cf Strumento per il secondo anno di sperimentazione,
pp. 221-224).
a) Difficoltà derivate dall'organizzazione scolastica
In genere gli sperimentatori rilevano ritardi che, soprattutto nella prima
parte dell'anno, influiscono sul buon andamento della sperimentazione.
Risulta spesso che le classi non hanno subito il team docente al completo con
disagi per la programmazione. Quando poi nel corso dell'anno intervengono supplenti
questi non sempre dimostrano l'interesse espresso dall'insegnante titolare
così le proposte fatte dall'IdR riguardo a opportuni collegamenti interdisciplinari
non vengono attuate.
Come risulta poi dalla documentazione di questo secondo anno, i problemi crescono
con la nuova forma organizzativa dettata dalle scuole dell'autonomia.
b) Reazioni di fronte alla proposta di sperimentazione
Si tratta di rilevare la posizione assunta di fronte alla sperimentazione
dai capi d'istituto, dal collegio e dal team docente, dai genitori, dagli alunni.
Gli alunni, anche se piccoli, collaborano sempre alla "nuova impostazione"
che il docente dà alle lezioni.
I genitori il più delle volte si coinvolgono nei progetti dando contributi
preziosi con la loro competenza.
Il collegio docente non si oppone alla sperimentazione, ma per lo più
rimane indifferente anche se segnali positivi vengono quando la presenza dei
docenti di religione assicura la continuità didattica.
Il team docente è quasi sempre disponibile alla collaborazione.
Il Dirigente scolastico quasi sempre dimostra interesse alla proposta
di sperimentazione e al lavoro degli insegnanti di religione che sono riconosciuti
una risorsa per la scuola.
In sintesi: dalla documentazione si può cogliere questo messaggio: quanto più
la sperimentazione è presentata nelle sue valenze culturali tanto più la risposta
è positiva. Nessuno impugna le scelte della sperimentazione.
c) La sperimentazione nella scuola dell'autonomia
In relazione all'assunzione nel POF di alcune delle scelte di qualità della
sperimentazione bisogna dire che la documentazione presenta indicazioni significative,
anche se limitate.
Dalla documentazione si comincia a intravedere come la riorganizzazione delle
scuole crea una nuova tipologia d'Istituto nella quale, in genere, gli insegnanti
si muovono con difficoltà. In questo stato di assestamento si trovano anche
gli insegnanti di religione i quali, tuttavia, abituati alle difficoltà sanno
far fronte agli imprevisti.
d) Programmare con le matrici progettuali
Le matrici progettuali si sono dimostrate ricche di stimoli per l'azione
didattica. Gli insegnanti se ne sono valsi con profitto trovando in esse un
quadro di riferimento contenutistico preciso ed essenziale e allo stesso tempo
flessibile.
La scolasticità dell'IRC, evidenziata dalle matrici, si esprime anche negli
approcci interdisciplinari. Proprio a ragione dei collegamenti interdisciplinari
risulta spesso che le unità di lavoro richiedono agli insegnanti più tempo,
ma da parte degli alunni l'apprendimento si fa più significativo grazie a una
maggiore organicità del sapere.
La documentazione lascia pure intravedere come le matrici favoriscano un IRC
aperto anche per l'attenzione al confronto con le religioni.
Dalla documentazione va ancora rilevato che la scuola dell'infanzia trova nelle
matrici una conferma alla sua progettualità curricolare.
e) Collaborazione per l'attuazione di collegamenti interdisciplinari
Riguardo agli approcci interdisciplinari va ancora detto che il materiale
degli sperimentatori documenta, tranne una piccola eccezioni, che gli insegnanti,
stimolati dalle matrici progettuali, si abilitano sempre più e meglio a lavorare
in modo multidisciplinare e transdisciplinare. A volte riescono a giungere a
una vera interdisciplinarità.
Quasi sempre però risulta che l'iniziativa è dell'insegnante di religione che
dà la sua disponibilità a rispondere alle esigenze dei colleghi. Più difficile
trovare che gli insegnanti degli altri ambiti siano disponibili a dare il loro
contributo alle richieste dell'insegnante di religione.
Un indizio viene dalla documentazione: quanto gli insegnanti sono pronti a chiedere
la disponibilità dei colleghi per una loro collaborazione all'IRC?
f) La scolasticità dell'IRC e scelte didattiche corrette
L'oggettivazione del dato cristiano è ben sottolineata dallo strumento
di sperimentazione, ma non è sempre rispettata. Tuttavia la sperimentazione
favorisce il cambio di mentalità richiesto, come si può vedere dalla documentazione
inviata.
Si nota un miglioramento nella formulazione degli elementi dell'azione didattica:
obiettivi più chiari, attenzione a una loro valutazione, strategie didattiche
attente all'alunno.
In ultima battuta: i risultati della sperimentazione anche se provvisori lasciano
intravedere un dinamismo di ricerca che, oltre a giovare all'IRC, va a tutto
vantaggio della scuola.

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