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Documento
conclusivo
della sperimentazione nazionale biennale sui nuovi programmi di religione cattolica
nella prospettiva dell'autonomia scolastica e di nuovi programmi di religione
cattolica
La programmazione
di I.R.C.
con l'uso dei nuovi programmi.
Scelta delle unità
tematiche, loro distribuzione nel percorso scolastico annuale,
esercitazione pratica su singole unità di lavoro con l'uso delle matrici
progettuali
Quinta scheda dello Strumento
per la formazione dei docenti di religione cattolica
Roma, 01 agosto 2000
Il modello del laboratorio didattico
Con la programmazione didattica, i "nuovi programmi di religione cattolica"
e gli "strumenti attuativi" per i vari cicli scolastici trovano la via concreta
di applicazione sul campo delle nostre scuole.
Al fine dell'apprendimento a saper ben programmare, nella scuola della riforma,
con i nuovi programmi, si propone il laboratorio didattico.
Per entrare nella logica del laboratorio didattico indichiamo sinteticamente
che cosa cos'è, come si realizza e come si valuta l'esperienza realizzata. Il
tutto in vista di acquisire e consolidare le competenze didattiche richieste.
1. Che cos'è un "laboratorio didattico"
Per "laboratorio didattico" intendiamo un'esperienza formativa nella quale
gli insegnanti di religione, guidati da un coordinatore-mode-ratore, lavorano
insieme per programmare, ossia organizzare e verificare processi di apprendimento
religioso e prospettare nuove competenze negli alunni.
Con il modello del laboratorio si vuole così rispondere a una duplice esigenza:
l'appropriarsi, da parte degli insegnanti, delle scelte di qualità del Documento
conclusivo della sperimentazione sui nuovi programmi di religione cattolica
nella prospettiva dell'autonomia scolastica e il perfezionamento delle loro
abilità metodologico-professionali richieste dai diversi livelli e dalle diverse
fasi della programmazione.
– Il fine generale del laboratorio
– sopra indicato
– viene raggiunto mediante:
– l'elaborazione di progetti didattici nella prospettiva dei nuovi programmi;
– il confronto/collaborazione operativa con colleghi, anche di altre discipline;
– l'impegno ad operare una riflessione critica sul proprio vissuto didattico
personale;
– l'acquisizione di nuovi repertori concettuali ed operativi richiesti dalla
scuola dell'autonomia e dal lavoro in rete con altre discipline. In questa attività
di laboratorio ogni partecipante è nel contempo "docente" e "discente": offre
agli altri il contributo della propria esperienza e creatività e da essi apprende
modalità operative nuove, spunti, stimoli o apporti critici per migliorare
l'insegnamento.
2. Come si fa un "laboratorio didattico"
L'attività di laboratorio richiede la presenza di alcuni ruoli, la scansione
di un preciso itinerario, oltre ovviamente alla disponibilità di adeguati materiali
e ambienti.
2.1. I ruoli
– Un direttore del laboratorio che guida i moderatori, controlla
l'andamento degli incontri, i prodotti realizzati, consiglia nell'affrontare
e risolvere i problemi che volta per volta si presentano lungo il cammino. Egli,
normalmente, non è presente agli incontri e può gestire più laboratori contemporaneamente.
– Due coordinatori affiatati tra loro e con il direttore del laboratorio,
col quale intrattengono un rapporto costante di progettazione e di verifica.
A turno moderano e conducono il gruppo. Possono essere colleghi più esperti,
che hanno già fatto laboratori e pertanto ne conoscono le dinamiche. è bene
che siano due, sia per dividere il carico di lavoro (peraltro non eccessivo,
se il laboratorio funziona bene) sia per ovviare agli inevitabili disguidi che
capitano, quando l'unico conduttore non potesse essere presente ad un incontro
per impegni scolastici, che difficilmente possono essere previsti tutti all'inizio
dell'anno quando si fissa il calendario.
– Un gruppo di insegnanti dello stesso grado scolastico, e possibilmente
della stessa classe, 10 nel numero ottimale di 6/8 partecipanti, più i coordinatori.
– Esperti che intervengono per offrire ai partecipanti un contributo
mirato. Saranno scelti tenendo conto prevalentemente delle implicanze disciplinari
e interdisciplinari dell'argomento da affrontare, dei prerequisiti degli alunni,
della realtà territoriale in vista di programmare la cooperazione con istituzioni
extra scolastiche. Questi esperti potranno essere persone esterne al gruppo
di laboratorio, ma all'occorrenza anche docenti del gruppo stesso, che possono
avere particolari competenze sui temi da trattare e per questo sono in grado
di offrire a tutti il contributo di un approfondimento mirato. Si tenga comunque
presente che i veri "esperti" della mediazione didattica sono i docenti stessi;
l'esperto di turno pertanto non può sostituirsi ad essi e dettare ciò che si
deve fare a scuola.
2.2. La scansione dell'itinerario
Per quanto siano possibili diverse articolazioni, proponiamo qui un'ipotesi
collaudata.
- Primo contatto col nuovo programma e definizione del percorso annuale
La prima volta che un gruppo di docenti intraprende il lavoro di laboratorio
è opportuno che si dedichi un incontro allo studio della "Proposta di nuovi
programmi di religione cattolica" e del corrispondente "Strumento attuativo"
del grado scolastico in cui si opera. 11 Per lavorare insieme, infatti, è
indispensabile che tutti siano in possesso degli strumenti concettuali e delle
conoscenze necessarie per operare.
Solo così si potranno elaborare percorsi pedagogici e didattici capaci di
perseguire con efficacia il raggiungimento di obiettivi pertinenti e condivisi.
Nello stesso incontro si potrà definire il percorso annuale, secondo le indicazioni
contenute nel testo del programma e a quelle più specifiche offerte nello
strumento attuativo. Si presti particolare attenzione a coniugare in modo
organico la successione delle unità tematiche, alternando all'occorrenza quelle
prescrittive con quelle opzionali, secondo quanto previsto per il proprio
ciclo e indirizzo scolastico. Il percorso dovrà prevedere fin dall'inizio,
per ogni unità tematica, anche l'indicazione delle ore effettive che si intendono
dedicare ai singoli argomenti.
Dopo aver chiarito il percorso, è opportuno fissare il calendario degli incontri
da organizzare nel corso dell'anno, con attenzione agli impegni di tutti
i partecipanti. In caso di slittamento di qualche incontro è compito del moderatore
avvisare tempestivamente i componenti del gruppo.
- Definizione del numero di incontri di laboratorio e loro articolazione
Gli incontri saranno gestiti con la necessaria elasticità organizzativa.
Suggeriamo comunque di operare, nei limiti del possibile, secondo il seguente
modello organizzativo.
– Confronto e verifica insieme del lavoro svolto da ciascuno in aula, per
registrare ciò che ha funzionato e vedere anche insieme le difficoltà incontrate.
I suggerimenti e le esperienze dei colleghi possono sempre essere arricchenti.
– Il gruppo prenderà poi in considerazione una nuova unità tematica, seguendo
l'ordine di successione dell'itinerario annuale. Se è opportuno un approfondimento
o un ripasso dei saperi essenziali si può prevedere qui l'intervento di un
esperto.
– Successivamente si leggerà la matrice progettuale corrispondente al tema
e ciascuno imposterà una unità didattica, nelle sue linee fondamentali. Il
gruppo, in alcuni casi, potrà scegliere di fare il lavoro insieme, ma è bene
precisare che la matrice progettuale non obbliga i docenti a usare un unico
modello di programmazione. è pertanto lecito, possibile, anzi auspicabile,
che lo stesso tema, trattato con la medesima matrice progettuale, sia svolto
con didattiche diverse (didattica per obiettivi, didattica per concetti, ecc.),
considerate come stimoli ispiratori per programmare e organizzare creativamente
l'insegnamento.
– Infine, la realizzazione corretta di questo lavoro esige che i docenti siano
in grado di distinguere con sicurezza una matrice progettuale da una matrice
per elaborare una unità didattica. è chiaro che la realizzazione dettagliata
dell'unità di lavoro non sempre potrà essere esaurita nel lavoro di laboratorio.
3. Per valutare l'esperienza di laboratorio
Al termine del laboratorio è opportuno verificare sia il prodotto complessivo
sia l'attività svolta. Ecco una possibile griglia di domande che può servire
allo scopo. Naturalmente tra esse i coordinatori potranno selezionare le più
opportune ed integrarle con libertà.
- Il laboratorio ha effettivamente aiutato a sviluppare una mentalità di ricerca
e di perfezionamento della professionalità docente al fine di un IRC ben integrato
nella scuola? Si poteva fare di più o meglio? Eventualmente che cosa ha "danneggiato"
il suo normale svolgimento o la collaborazione tra i docenti? Se si dovesse
ricominciare, quali attenzioni sarebbe opportuno avere: in ordine alla conduzione
dell'esperienza, all'intervento degli esperti, alle modalità di collaborazione
interne al gruppo, agli strumenti usati?
- Le unità didattiche realizzate sono risultate troppo lunghe? troppo brevi?
adeguate, tenendo conto dei tempi effettivi e di ciò che si può realmente
realizzare a scuola? Nel corso del lavoro si sono tenuti costantemente presenti
i "criteri di qualità suggeriti dalla matrice progettuale"?
- Se sono stati fissati obiettivi didattici, come sono risultati:
– specifici, ossia non vaghi, non generici, non contraddittori?
– operativi, ossia funzionali all'attivazione di un processo didattico?
– pertinenti, ossia hanno attivato veramente un processo di apprendimento
graduale? alla portata degli alunni? adatti alla loro età?
- Nel definire gli obiettivi si è tenuta in considerazione l'analisi della
situazione iniziale? La coerenza e continuità tra gli obiettivi generali e
quelli specifici? La coerenza tra obiettivi e valutazione? Le verifiche programmate
hanno valutato e misurato effettivamente il raggiungimento degli obiettivi?
- I contenuti sono stati pertinenti, funzionali al raggiungimento degli obiettivi?
Indicati in modo chiaro? alla portata dei ragazzi? Hanno tenuto conto della
cooperazione con le altre discipline? Con le istituzioni del territorio (comunità
ecclesiale, centri giovanili, enti locali, ecc.)? L'insegnante è stato "padrone"
della materia che trattava?
- I metodi e il materiale didattico sono stati funzionali al perseguimento
degli obiettivi? Sono stati esaurienti, praticabili nella situazione concreta
in cui si operava?
Hanno stimolato gli alunni? li hanno aiutati ad essere attivi e interessati?
Si sono calcolati adeguatamente i tempi, le difficoltà dei contenuti e delle
tecniche nel loro insieme? Le tecniche previste sono state effettivamente
alla portata dell'insegnante? egli ne è stato padrone?
- La verifica come è stata prevista? solo in itinere? solo finale? Con quali
strumenti è stata realizzata?
– è stata pertinente, cioè ha riguardato effettivamente gli obiettivi fissati?
– è stata efficace, cioè è servita veramente per perfezionare
il rapporto didattico e la qualità dell'insegnamento/apprendimento, o è stata
solo fiscale?
Per concludere: la programmazione varia non poco a seconda delle
situazioni concrete di ogni scuola. Le istanze di cui sopra non dovrebbero
però rimanere senza esplicita attenzione in nessun tipo di preparazione all'insegnamento.
L'elaborazione di percorsi disponibili alla prospettiva interdisciplinare,
interculturale, interreligiosa, come richiesto dallo "Strumento attuativo"
di ogni ciclo scolastico, offrirà all'IRC un grande respiro culturale e formativo,
oltre a rafforzarne l'impianto disciplinare.
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