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Documento conclusivo
della sperimentazione nazionale biennale sui nuovi programmi di religione cattolica
nella prospettiva dell'autonomia scolastica e di nuovi programmi di religione cattolica

I contenuti essenziali delle cinque aree tematiche.
Criteri per una loro trattazione nell'I.R.C.

Terza scheda dello Strumento per la formazione dei docenti di religione cattolica

Roma, 01 agosto 2000

 

 

I. Il mistero della vita: le domande di senso, la domanda religiosa, le religioni

1. La prospettiva di fondo
"Immersi in così contrastanti condizioni moltissimi nostri contemporanei non sono in grado di identificare realmente i valori perenni... Per questo sentono il peso dell'inquietudine, tormentati tra la speranza e l'angoscia mentre si interrogano sull'attuale andamento del mondo (Gaudium et spes 4).
Iniziando queste schede, è doveroso ricordare che il mistero di Dio, e la ragione di parlarne come fa l'IRC, trova impulso nel mistero dell'uomo, in quella logica che "lo costringe a darsi una risposta". Non dimentichiamo infatti che l'essere creato ad immagine di Dio (cfr. Gen 1,26) significa per l'uomo trovarsi nativamente radicato nell'area del mistero. Avere quindi sempre presente il mistero dell'uomo (le sue domande di senso) è una via non solo teologicamente corretta, ma anche pedagogicamente più efficace di incontrare la verità di Dio, di incontrare Dio come "Dio per l'uomo".
In sintesi "la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. è Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui, perché conoscendolo e amandolo, possa aggiungere anche alla piena verità su se stesso" (Fides et ratio, proemio). Fides et ratio diventa un documento di base per l'insegnante di religione, che gli offre la prospettiva fondamentale.

2. Una traiettoria unitaria
Certamente Dio non si riduce a risposta delle domande talora piccole dell'uomo, ma altrettanto sicuramente egli vuole essere ben più che una informatore di verità neutrali o esattore di riti, vuol essere risposta (soluzione, conforto, anzi salvezza), che spinge l'uomo ad avere il coraggio della grandi domande. In questo senso ciò che fa del male alla fede cristiana non sono le domande anche aspre dell'uomo verso Dio, ma le domande misere, insignificanti, non degne del mistero stesso dell'uomo.
Compare così la traiettoria unitaria proposta dal nucleo tematico. Quanto mai precisa e lineare, a cui essere fedeli: " il mistero della vita, le domande di senso, la domanda religiosa, le religioni", tra le quali ovviamente si staglia la religione cristiana. Ecco un breve cenno esplicativo.

3. Il mistero della vita e le domande di senso
Il mistero dell'uomo si manifesta concretamente nell'ambito della vita, come mistero sulla vita, perché l'uomo, segnatamente quello giovane, è invaghito della vita, è fatto per essa, porta con sé sogni, attese, ed anche prime amarezze.
3. Il mistero della vita e le domande di senso Il mistero dell'uomo si manifesta concretamente nell'ambito della vita, come mistero sulla vita, perché l'uomo, segnatamente quello giovane, è invaghito della vita, è fatto per essa, porta con sé sogni, attese, ed anche prime amarezze.
Dall'ambito della vita, personale e storica, nascono le domande di senso: "Un semplice sguardo alla storia antica (che è però anche dei moderni) mostra con chiarezza come in diverse parti della terra, segnate da culture differenti, sorgano nello stesso tempo le domande di fondo che caratterizzano il percorso dell'esistenza umana: chi sono? Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male? Che cosa ci sarà dopo questa vita? Questi interrogativi sono presenti negli scritti sacri di Israele, ma compaiono anche nei Veda non meno che negli Avesta; li troviamo negli scritti di Confucio e Lao-Tze come pure nella predicazione di Tirthankara e di Buddha, nei poemi di Omero e nelle tragedie di Euripide e di Sofocle come pure nei trattati filosofici di Platone e di Aristotele. Sono domande che hanno la loro comune scaturigine nella richiesta di senso che da sempre urge nel cuore dell'uomo: dalla risposta a tali domande, infatti, dipende l'orientamento da imprimere all'esistenza" (Fides et ratio, 1).
Come riuscire a maturare delle domande di senso di fronte all'insidia di dichiarare senza senso le stesso domande di senso? Basterà disquisirne solo? Ecco un compito di cultura cristiana che supera la scuola di religione, ma di cui questa può essere una presa di coscienza iniziale, quanto mai significativa.

4. La domanda religiosa
Nella traiettoria del nucleo tematico, si innesta ora la domanda religiosa. I documenti citati dalla Fides et ratio richiamano molti testi religiosi. Infatti tra le domande di senso emerge irresistibile la domanda su Dio, in quanto capace di dare senso, cioè una risposta risolutiva alle domande di senso. Di fatto è indubbio che Dio esiste, o "comincia ad essere" almeno come problema, come domanda. è un segno clamoroso che la rivista laica MicroMega nel suo secondo numero del 2000, sia arrivata a sessantamila copie interessandosi di una semplice, vecchia (ma poi tanto vecchia?) domanda: "Dio esiste?" Su questo punto abbiamo a disposizione innumerevoli segnali di attenzione, provenienti da strade diverse che gli uomini percorrono: la via filosofica, la via delle testimonianze storiche, la via affettiva o del cuore ed oggi anche da una singolare disponibilità di molti di dare spazio alla trascendenza almeno come utile ipotesi per la ricerca.
Ma qui si pongono diversi problemi per un corretto percorso dal punto di vista cristiano. Ne enumeriamo due:

  1. Non basta parlare così in genere di un qualche rimando a qualcosa di "superiore", di "misterioso", di "sacrale", per parlare di vera domanda religiosa. Questa è tale se arriva a tematizzare la possibilità di Dio come essere trascendente personale, libero. A questo proposito diventa opportuno, se non necessario, affrontare quelle esuberanze del sacro, tra cui il fenomeno della New Age, che pur con indicazioni suggestive non arrivano ad una vera trascendenza divina, ma semmai ad una trascendenza dell'uomo in se stesso (trascendenza immanente o del desiderio), finendo inesorabilmente nel sincretismo religioso.
  2. Proprio il caso della New Age, stimola ad un secondo impegno. Non va trascurato che la domanda religiosa, essendo una domanda umana, è intimamente collegata alle dinamiche dell'uomo, sia su versante psicologico, sia sul versante sociologico, sia sul versante storico fenomenologico. Ne deriva un approccio storico-scientifico alla dimensione religiosa (psicologia religiosa, sociologia religiosa, antropologia religiosa, storia delle religioni). Il contributo di tutte queste scienze permette di distinguere ciò che è puramente proiettivo dal nocciolo duro della questione in sè , le categorie che servono a descrivere e classificare l'esperienza religiosa dalla ragione che ne motiva la presenza. Non è un compito da poco da parte dell'insegnante di religione, che non può rinunciare agli approcci moderni al fenomeno religioso, di cui deve anzi saper coglierne le istanze positive (la psicanalisi può aiutare a risolvere certe patologie religiose), ma anche mantenere aperto il problema: cosa è questa istanza religiosa che si sperimenta, senza poterla ridurre a ciò che si prova? Dio esiste o no? In questo processo è da mantenere sempre la saldatura tra le domande di senso e quella religiosa. Più grandi ed obiettive sono le prime, più si garantisce legittimità ed autenticità della seconda. In altri termini parlare di domanda religiosa fuori delle domande di senso rischia di diventare un processo superficiale ed estrinseco.

5. La pluralità di religioni
La traiettoria non si ferma alla domanda religiosa. è davanti agli occhi tutti, oggi più di ieri, il fenomeno storico certamente grandioso delle religioni. L'argomento è abbondantemente entrato nell'ora di religione e nei libri di testo. è in se stesso un argomento non semplice da trattare. Vi si connettono tre livelli di attenzione e dunque di competenze: livello storico- scientifico, ossia la conoscenza oggettiva e seria delle religioni; livello teologico, ossia la comprensione delle religioni secondo la fede cristiana; livello pedagogico, ossia la capacità di un corretto confronto tra le religioni per una adeguata comunicazione formativa. Come si può prevedere, il discorso si fa ampio e complesso. Ricordiamo pure qui almeno alcune istanze maggiori intorno a cui il docente religione deve farsi competente.

  1. Muovendosi tutto sulla forza propulsiva delle domande di senso, anche le religioni vanno esaminate sul loro modo di rispondere a tali domande, ad enucleare cioè "l'umanesimo" che è loro intrinseco, pena una lettura esotica ed estrinsecista. Ancora più specificamente, si deve appurare quale sia la concezione di religione che vi soggiace.
  2. Non è sufficiente fare una passerella di religioni. L'IRC richiede per sua natura un confronto tra le religioni su una griglia comune (ultimamente quella sulle grandi domande e concretamente sulla concezione di Dio, di uomo, di vita, di morale, di futuro). Ciò esige due passaggi seri: ripensare la religione cristiana alla luce del pluralismo religioso (concetto di vera religione, dell'unicità salvifica di Gesù), contro ogni forma presuntuosa di autosufficienza e di disprezzo di altre concezioni; in secondo luogo, riconoscere alla coscienza il diritto-dovere di mantenere la propria religione nella propria identità contro ogni forma di sincretismo.
    Sicché, giova sottolinearlo, la molteplicità delle religioni né porta a spegnere il problema della vera religione, né porta ad ingenui compromessi sincretistici, bensì ad una comprensione più profonda della ricchezza della visione cristiana e della sua nativa universalità, forse oscurata da steccati culturali, per cui, anche se non può mancare una prospettiva critica di lettura delle altre religioni, Gesù deve poter apparire veramente il Salvatore di tutti e tracce del suo Spirito sono rinvenibili dovunque.
  3. Infine nella visione cristiana il pluralismo religiosa stimola un atteggiamento di dialogo ecumenico tra i credenti, distinguendo la religione dalle persone che la praticano e suscita una invocazione profonda di aver da Dio stesso luce di verità, riconoscendo ultimamente che la vera religione non può ultimamente che partire dall'alto, da Dio stesso che si rivela. Qui si pone il dono della Rivelazione che costituisce l'essenza del cristianesimo.

6. Le proposte dei nuovi programmi.
Qui si apre l'analisi della tematica proposta, secondo i nuovi programmi di sperimentazione, specie nella scuola superiore.

 

 

II. La rivelazione del Dio di Gesù Cristo: la storia della salvezza nella S. Scrittura

1. La prospettiva di fondo
Il secondo nucleo tematico è strettamente collegato al primo e fa da passaggio ai successivi. Esso infatti affronta il fondamento della religione cristiana, proponendo non solo dei contenuti ("il Dio di Gesù Cristo"), ma la logica che li unisce (la Rivelazione), il contesto in cui vanno compresi (la storia della salvezza) e il documento che li testifica (la Sacra Scrittura). Ne parliamo ordinatamente, anche se sinteticamente, rimandando per l'approfondimento, oltreché ai manuali di teologia, a testi facili e sicuri come il Catechismo degli adulti, La verità vi farà liberi, I parte, o al Catechismo della Chiesa Cattolica, I parte.

2. L'evento della Rivelazione
"Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo del Cristo Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura". è l'inizio del secondo paragrafo di Dei verbum (che va però letto tutto) che annuncia in termini aggiornati il concetto di Rivelazione. Ne evidenziamo appena accennandoli i punti nodali:

  1. La religione cristiana parte da una scelta libera e del tutto gratuita di Dio, è pura grazia. Le si addice il "mistero" come qualità intrinseca della sua verità e del suo modo di accadere.
  2. è un gesto di grazia che vuol essere non una esibizione di potenza, ma di amicizia verso l'uomo, con lo scopo di salvare l'uomo, facendolo suo familiare, portandolo a condividere la sua stessa natura divina, con un intento tanto profondamente teologico, quanto antropologico. Ha le radici in alto, ma insieme corrisponde in pieno alle attese ("domande di senso") dal basso.
  3. Tale autocomunicazione di sé Dio la realizza con dei segni che possiamo capire, che sono parole ed opere di verità e di amore, a cui è richiesto di corrispondere con un atteggiamento simmetrico: l'autocomunicazione dell'uomo a Dio, la sua incondizionata accoglienza, che è la fede, dunque un atteggiamento di donazione personale (fides qua), mentre si vengono a conoscere ed accogliere determinate verità (fides quae) (Dei verbum 5-6).
  4. "Questa rivelazione risplende a noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la rivelazione" (Dei verbum 2). Appellandosi a Gesù, la Rivelazione mostra di essere evento nella nostra storia, cui bisogna riferirsi, alla storia di Gesù al primo posto.

3. Un progetto unificante: la storia della salvezza.
L'intreccio tra Rivelazione e storia è indissolubile e, come dicono espressamente i Padri della Chiesa, si manifesta come "divina economia", o progetto organico di salvezza (storia della salvezza). Importa evidenziare subito due passaggi principali:

  1. Dio rinnova continuamente nella storia delle persone la comunicazione della sua grazia (Parola, perdono, amicizia) per cui la Rivelazione è in certo modo un agire di Dio sempre in atto e dunque attuale. è sempre "opera di Dio invisibile che nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici per invitarli alla comunione con sé" (Dei verbum 2).
  2. In secondo luogo viene a costituirsi una storia della Rivelazione, di cui conosciamo delle tappe. La prima la Rivelazione documentata dall'Antico Testamento (Dei verbum 3); la seconda e definitiva è la stessa persona di Gesù, colui che porta a compimento la divina economia, ed è documentata nel Nuovo Testamento (Dei verbum 4). Progetto, storia, Gesù Cristo, Bibbia, e naturalmente la persona di Dio diventano fattori sostanziali ed originari della religione cristiana.

4. Il "Dio di Gesù Cristo"
Il Dio di Gesù Cristo diventa - teologicamente parlando - la realtà, il "mistero" per eccellenza, della religione cristiana. Questo comporta in sé altrettante verità fondamentali che si richiamano sinteticamente:

  1. Nella religione cristiana vi è al centro, non una idea di Dio, ma Dio come persona intelligente, libera, che ha fatto la scelta della Rivelazione. Il mistero di Dio è legato a Gesù Cristo come a suo rivelatore storico, ed appare in Gesù e come Gesù, amico, anzi Padre dell'uomo. Dio va sempre compreso in Gesù e per Gesù, nel quadro della storia della salvezza.
  2. Questo porta a tematizzare il mistero di Dio nella sua identità cristiana (come ne parla Gesù). Se ne manifesta la sua natura trinitaria come comunione di persone e la sua progettualità nello Spirito Santo mediante l'opera del Figlio Gesù, per la salvezza dell'uomo.
  3. Al tema "Dio" occorre dare l'ampiezza che si merita per avvicinarsi a Lui come mistero di amore. Presenta bene Dio chi contemporaneamente propone il modo corretto di presentarsi a Lui e di parlare di Lui. "Dio" non può essere dunque un tema esauribile in una unità di qualche ciclo, ma il frutto di un processo che si tematizza formalmente in momenti prestabiliti dei diversi cicli, la cui conoscenza cresce e matura lungo tutto il processo formativo.
  4. Non può mancare la riflessione su alcuni problemi nodali che riguardano il mistero di Dio, oggi particolarmente avvertiti: il problema del male, della libertà, del sapere scientifico e del suo processo in relazione alla onnipotenza, alla bontà, all'azione di Dio nella creazione. Come pure vanno affrontate altre questioni rilevanti per una corretta relazione con Dio: la possibilità, il significato e l'esperienza della fede, la preghiera, il senso del male (peccato) e della legge.

5. Il Libro di Dio: la Bibbia
Vi è un documento costitutivo della Rivelazione di Dio che per il suo ruolo documentario è coinvolto profondamente nell'azione dello Spirito di Dio, è la Sacra Scrittura. Di essa va data una comprensione vera e vitale. Tre sono i nodi particolarmente rilevanti nella presentazione:

  1. è importante giungere ad una conoscenza autentica superando stereotipi e precomprensioni. Questo non può che avvenire progressivamente lungo il percorso scolastico, ed ha il suo migliore stimolo sia a livello culturale (nel confronto con altri documenti culturali significativi presenti nella scuola e nella società) sia a livello esperienziale religioso.
  2. Il secondo nodo riguarda l'identità della Bibbia, che deve tener presente varie dimensioni: la sua realtà di storia, di letteratura, di messaggio, la comprensione che ne ha la Chiesa, la pratica che ne fanno i cristiani, la storia.
  3. Il terzo nodo nucleo riguarda invece l'uso corretto della Bibbia, anzitutto nella scuola. è necessaria una frequentazione diretta dei testi biblici in certi momenti strategici della conoscenza del mistero di Dio, del Cristo, dell'uomo.

6. Le proposte dei nuovi programmi.
Qui si apre l'analisi della tematica proposta, secondo i nuovi programmi di sperimentazione, specie nella scuola superiore.

 

 

III. L'identità umana e divina di Gesù

1. La prospettiva di fondo
Gesù deve poter apparire quello che Lui stesso tante volte si è detto: la Parola di Dio, il Figlio del Padre, la mediazione della Rivelazione, il cuore, e non la totalità materiale della storia della salvezza. Si annuncia Gesù nella verità quando si perviene al mistero di Dio che avvolge la sua stessa storia, come è anche vero che si esprime genuinamente il mistero di Dio, sostando a fondo sulla storia di Gesù.
è con questa premessa che va compresa la centralità di Gesù affermata dai nuovi programmi.
Concretamente, badando anche all'esperienza di questi anni nella scuola, tre sono le esigenze maggiori:
– parlare di Gesù secondo una teologia aggiornata e conforme al senso della Chiesa;
– parlarne in confronto e dialogo con la condizione culturale, spirituale e per moltissimi anche religiosa dei giovani di oggi;
– parlarne ancora in relazione alla domande di senso che stimolano, come abbiamo visto, tutto il percorso dell'IRC scolastico, mettendo in luce l'umanesimo del Vangelo, in base al principio teologico che la Rivelazione del Dio fatto uomo è anche Rivelazione dell'uomo a se stesso secondo parametri divini (cfr. Gaudium et spes 22).

2. I contenuti della fede
Quelli che riguardano Gesù sono bene espressi in particolare dal Catechismo degli Adulti, La verità vi farà liberi (parte prima), e dal Catechismo dei giovani/II, Venite e vedrete. I temi essenziali da considerare sono:

  1. "La storia di Gesù": riguarda la conoscenza della figura storica di Gesù di Nazaret intesa nelle sue coordinate storiche, geografiche, culturali; la sua causa del Regno di Dio; il suo messaggio a riguardo di Dio, dell'uomo, della vita, del futuro ultimo; le sue opere e i suoi miracoli; l'evento pasquale, della passione, morte e risurrezione.
  2. "Il mistero di Gesù": riguarda l'identità profonda di Gesù nella comprensione sua e dei suoi discepoli: maestro, profeta, figlio dell'uomo, figlio di Dio. è il Verbo preesistente nel mistero di Dio uno e trino che si fa uomo per opera dello Spirito Santo, nascendo dalla vergine Maria. è il Messia o Cristo. è il Salvatore che dà la sua vita per gli uomini per liberarli dal male. è il Signore che guida la storia della salvezza. è il giudice ultimo.
    Un nodo oggi inevitabile riguarda il senso e portata dell'unicità di Gesù come Messia e Salvatore nel contesto del pluralismo religioso.
  3. "La missione di Gesù": intendiamo qui la considerazione incipiente, ma chiaramente motivante, sullo sviluppo della Chiesa e dell'annuncio della salvezza come continuazione della missione di Gesù con la potenza del suo Spirito.
  4. "L'esperienza di Gesù": si vuol evidenziare un aspetto poco considerato e che pure fa parte della identità di Gesù: la relazione che egli dice di volere intessere con i discepoli e dai discepoli. è l'esperienza mistica cristiana che sarà ripresa nei nuclei tematici successivi, ma che deve mostrare le sue radici nel mistero di Cristo.

3. Le modalità di presentazione
Sono date da alcune piste da privilegiare, intrecciandole ed integrandole opportunamente:

  1. La pista biblica e teologica: tutta la realtà di Gesù (storia e mistero) è documentata dalla Scrittura (i vangeli) ed ha il suo legittimo approfondimento nella dottrina cristologica della Chiesa (v. Concili, Magistero).
    Alcuni nodi diventano centrali: origine e natura dei Vangeli (racconto del Gesù 'terreno' alla luce di Lui come 'risorto' o celeste da parte degli apostoli all'interno delle prime comunità cristiane); la "storicità" di Gesù (il senso corretto da darvi); la qualità 'ebraica' di Gesù (il suo inserimento singolare nella storia del popolo ebraico).
  2. La pista testimoniale: perviene a delineare chi è Gesù partendo dai suoi discepoli migliori lungo i secoli, soprattutto nel sec. XX. Tale proposta che evidenzia la spiritualità cristiana vissuta, può avere un impatto formativo ed insieme culturale assai forte.
  3. La pista culturale: si intende la presentazione di Gesù sul versante artistico-letterario, massmediatico, etico, sociale e gli effetti dell'umanesimo evangelico in questi venti secoli di storia.
    In tale contesto culturale assume peculiare rilievo il dibattito attorno a Gesù nelle correnti di pensiero moderne, ma anche all'interno della coscienza giovanile.

4. Questioni aperte
Esiste poi un insieme di "questioni attorno a Gesù", tante volte presenti nel mondo degli alunni e che, pur non essendo centrali, sono determinanti per comprenderne bene l'identità e l'incidenza. Tali sono, ad es., il senso dei miracoli, la coscienza di uomo e Dio in Gesù, la ragione della sua morte e il significato corretto della sua risurrezione, la nascita verginale da Maria, il "successo" di Gesù nella storia dopo venti secoli, perché dare tanta attenzione alla croce, segno di infelicità, il messaggio di Gesù di fronte alle domande dell'uomo di oggi, Vangelo e sviluppo tecnico-scientifico.

5. Le proposte dei nuovi programmi.
Qui si apre l'analisi della tematica proposta secondo i nuovi programmi di sperimentazione, specie nella scuola superiore.

 

 

IV. La Chiesa fondata da Gesù: popolo della nuova alleanza

1. La prospettiva di fondo
Il discorso sulla Chiesa non può avere una centralità di fine, ma di mezzo, ossia in quanto "sacramento" vivo e necessario della Rivelazione, dunque del mistero di Dio in relazione con l'uomo, più direttamente del mistero di Cristo che conduce a quello di Dio (cfr. Lumen gentium 1).
La Chiesa è anche il luogo della visibilità del Vangelo di Gesù, luogo fatto di testimonianze ed anche di controtestimonianze, queste ultime sentite, soprattutto nella cultura (giovanile) di oggi, come scandalo e dimissione di appartenenza.
Sicché una presentazione della Chiesa nell'IRC deve tenere uniti tre obiettivi: la sua necessaria sacramentalità, la sua indispensabile purificazione, la sua capacità di rispondere con segni visibili e credibili alle domande di senso e alla ricerca religiosa. Teologia, storia, esperienza devono intrecciarsi per giungere alla identità genuina o "mistero della Chiesa".

2. I contenuti essenziali
Seguendo il Catechismo degli adulti, La verità vi farà liberi (parte seconda), è facile focalizzare le seguenti aree tematiche:

  1. Nel progetto di Dio o storia della salvezza
    La Chiesa appare come popolo di Dio degli ultimi tempi, radunato da Gesù Cristo e animato dallo Spirito Santo. Emergono due poli di interesse:
    – Il momento storico-fondativo. Dai due Testamenti, testimoni di un'unica "alleanza mai revocata" (Giovanni Paolo II), si profila il mistero di Israele (dell'umanità) chiamata ad essere popolo di Dio. Gesù Cristo rinnova questo popolo, lo fa Chiesa. Essa è vitalmente animata dallo Spirito Santo (Pentecoste) e resa visibile nelle comunità cristiane particolari o locali (diocesi), pienamente inserite nella storia, ma in cammino verso lo Sposo, il Signore Gesù.
    – Il mistero di Cristo coinvolge e costituisce la Chiesa come "mistero", creatura dello Spirito, che vive una quadruplice esperienza: ascolto ed annuncio della Parola di Dio, celebrazione liturgica, con quei singolari canali di grazia che sono i sacramenti, la comunione nell'unità e nell'amore, la diaconia della carità.
  2. La struttura della Chiesa
    Si intende la Chiesa come istituzione storica, ma compresa secondo il concetto pieno di "corpo di Cristo", ossia come un organismo vivo e dinamico, divino ed umano insieme, con un'anima ed un corpo, interagenti sotto l'azione dello Spirito di Gesù Cristo e della collaborazione dei credenti. Qui viene sviluppato il tema dell'unità e varietà nella Chiesa, dove si manifestano doni o carismi diversi, varietà di servizi stabili o ministeri, diversità di vocazioni o stati di vita (laicale, ministeriale ordinato, religioso). Una parola specifica va detta sui Pastori (papa, vescovi, preti), ma anche sui fedeli laici e su quanti seguono una vita di speciale consacrazione.
  3. La missione della Chiesa
    Esprime la ragion d'essere della comunità cristiana, la sua intrinseca vocazione missionaria che consiste nel rivelare e comunicare l'amore di Dio che per mezzo di Gesù vuol salvare tutti gli uomini (annuncio del Vangelo o evangelizzazione). Tale impegno missionario si esprime in particolare per quanti ignorano il Vangelo (non cristiani), tramite una visibile testimonianza della verità nella carità e il dialogo interreligioso.
  4. "Insieme con Maria, la madre di Gesù"
    "Nell'assemblea immensa di quanti vivono in comunione con Cristo ha una posizione del tutto singolare la Vergine Maria, Madre del Signore e primizia della Chiesa, modello perfetto di vita cristiana e sostegno sicuro a chi è in cammino verso la patria celeste" (Catechismo degli adulti, La verità vi farà liberi, n. 756). è la prospettiva del Vaticano II, cioè di Maria, madre e modello della Chiesa, in cui prendono senso i diversi dogmi e titoli mariani (Immacolata, Madre di Dio, Assunta) non come etichette mitiche, ma espressioni dell'agire gratuito di Dio ed insieme della condotta di vita del vero discepolo di Gesù.

3. Le modalità di presentazione
Parlare di Chiesa significa trovarsi confrontati, anzi sfidati, con un atteggiamento generalizzato di sospetto e sfiducia. Ciò determina una presentazione della Chiesa che da una parte tenga conto delle domande reali degli alunni e dall'altra assuma come stile una presentazione critica positiva, capace ad un tempo di ammettere errori, di ritrovare il disegno originario del fondatore, di riconoscere i segni positivi di testimoni e testimonianze di cristiani di ieri e di oggi. In tale contesto si impongono alcune piste:

  1. La pista biblico-teologica, che precisa il senso genuino, che è anche "misterico", della Chiesa, sostando sul progetto di Gesù e degli apostoli (Atti degli apostoli, le lettere di S. Paolo). La Lumen gentium aiuta a delineare il quadro di riferimento.
  2. La pista storica, che affronta con lucidità e discernimento il cammino della Chiesa nel tempo, segnatamente nel secolo XX ed oggi, con la riforma conciliare e il servizio apostolico di Giovanni Paolo II, con i grandi gesti della "purificazione della memoria" e della "memoria dei martiri", sintesi efficace di un modo di leggere e volere la Chiesa oggi.
  3. La pista esperienziale, che si ferma sull'incidenza umana della Chiesa nella storia, con testimoni significativi di ieri e di oggi, promuovendo le grandi scelte morali, l'impegno sociale, e provocando significativi effetti culturali nell'ethos, nell'arte, nello stile di vita.

4. Questioni aperte
Vi è una serie di nodi con cui confrontarsi: il dialogo con gli ebrei (fenomeno dell'antisemitismo), il dialogo ecumenico (senso, portata della divisione e riconciliazione tra cristiani), il dialogo con i nuovi movimenti religiosi (dalle sette a New Age) per capirne la genesi e la proposta e pervenire ad una corretta valutazione cristiana.
Ma ancora più specifiche, magari unilaterali, ma quanto mai sentite, possono essere le domande del tipo: "Perché ci deve essere la Chiesa tra me e Dio?"; e le questioni della donna e della democrazia nella Chiesa.
Quanto mai costruttivo può essere l'approccio alla comunità di appartenenza (diocesi, parrocchia, movimenti...) per capirne il senso, i servizi, i limiti, le risorse, quasi a riscoprire la valenza umana e cristiana della chiesa nella vita del proprio quartiere (sacramenti dell'iniziazione, matrimoni, funerali, feste e ricorrenze).

5. Le proposte dei nuovi programmi
Qui si apre l'analisi della tematica proposta, secondo i nuovi programmi di sperimentazione, specie nella scuola superiore.

 

 

V. La vita nello Spirito: i valori del cristianesimo

1. La prospettiva di fondo
Questo nucleo tematico non si restringe alla tradizionale area dei doveri morali o dell'etica, ma più ampiamente e giustamente, prende in considerazione l'umanesimo cristiano, ossia come la visione religiosa cristiana tocchi la vita concreta delle persone, come il "Dio di Gesù Cristo" rivelatosi come Dio per l'uomo, sia un Padre, che, mediante Gesù e nella forza dello Spirito, con i segni e servizi proposti dalla Chiesa, cammina con il suo popolo verso il Regno di Dio. è dunque rivelazione di mistica, di spiritualità, di etica, di stile di vita e di esito futuro. Chiaramente è in questo momento che le tante domande di senso che hanno innescato la ricerca religiosa, possono trovare una risposta anche sul versante pratico, esistenziale e operativo.

2. I contenuti
Sono bene espressi dal titolo del nucleo tematico "la vita nello Spirito", qualifica che ha le sue radici nella Bibbia, segnatamente in Paolo (cfr. Rom 8). Alla luce di una consolidata classificazione, si possono radunare in tre grandi ambiti:

  1. La personalità del cristiano
    è quella che tecnicamente viene chiamata "antropologia soprannaturale", ossia la rivelazione dell'uomo a se stesso alla luce della rivelazione di Dio. è una tematica che rischia di essere poco sviluppata esponendo la morale cristiana al moralismo o legalismo o imperativo kantiano. Ciò richiede la presentazione della personalità del cristiano nelle sue dimensioni fondamentali: la "divina figliolanza" (vita di grazia e di comunione con Dio mediante l'esercizio della fede, speranza e carità) come base mistica; la libertà, la legge e l'amore nella condizione del cristiano come fondamento spiritualeetico; la coscienza come piena assunzione consapevole e responsabile della vita secondo la dignità di cristiano; il peccato e la conversione e il cammino verso la santità come tensione ascetica.
  2. L'esperienza cristiana
    Espone il dover essere del cristiano nella considerazione della religione come relazione con Dio e sequela esemplare di Gesù. Come dice S. Paolo, è una "fede che opera per mezzo della carità" (Gal 5,6), per cui il cristiano testimonia che la salvezza è già operante nella storia, promuovendo i valori umani nella loro autenticità e consistenza propria. Vengono alla luce capitoli essenziali dell'esistenza cristiana che formano diversi aspetti dell'agire morale, quali la preghiera, il rispetto della vita, la sessualità il matrimonio e la famiglia, l'impegno sociale e politico, il lavoro, la comunicazione e la cultura.
  3. Il futuro cristiano
    La risposta a questo problema nella visione cristiana rimarca alcuni tratti:
    1. La conclusione della storia personale e collettiva presso Dio, è una verità certa, ma sempre secondo il mistero di Dio, dove è tolta per tanta parte una spiegazione analitica degli eventi finali e quindi elusa una curiosità razionaleggiante.
    2. Si tratta di verità che Dio progetta, propone e vuole come esito positivo per l'uomo, senza alcuna malignità nel volere porre tranelli, o debolezza nel portare a compimento le sue promesse.
    3. Si tratta infine di un evento conclusivo della storia, ma che intende irradiare la sua forza propulsiva nella storia, compaginando la vita come cammino fruttuoso nella speranza: "Tu sarai domani ciò che hai voluto essere oggi davanti al domani".

3. Le modalità di presentazione
Tematiche come queste vivono il rischio della dicotomia, cioè di restare astratte, se rimangono fuori dell'esperienza; di restare etichette o ricette, se non poggiano su solide motivazioni. Il dato della fede deve coniugarsi con il mondo delle esperienze, perché si tratta non solo di conoscere concetti teorici, ma di apprendere come si vive ciò che si sa. Nasce il compito di saper discernere e progettare in proprio.
Si delineano piste analoghe ad altri nuclei tematici, relativi a percorsi chiamati ad integrarsi.

  1. La via biblica e teologica: ha per scopo soprattutto l'identità della visione cristiana della vita rispetto a forme alternative od anche simili, ma non eguali.
  2. La via storicatestimoniale: propone il confronto con personaggi cristiani significativi e dialetticamente con figure di contrasto od alternative.
  3. La via culturale: accetta lealmente il confronto con un mondo di valori e di proposte di vita oggi dominanti, recependone la novità, la positività potenziale, ma anche i lati oscuri, i rischi, il malessere (il nichilismo, lo scientismo tecnologico, l'ecologismo, lo stoicismo scettico, la globalizzazione e la virtualità...).

4. Questioni aperte
Due ordini di attenzione vengono alla luce:

  1. I grandi temi detti sopra vanno svolti in dialogo con gli alunni, cercando di capire come le loro domande portino, per avere una soddisfacente risposta, alla visione dei grandi "valori del cristianesimo" e, d'altra parte, come questi stessi valori si incarnano (o sono rifiutati) in scelte specifiche di vita. La componente spirituale e morale della religione cristiana non può aversi lungo una determinata parte del programma o del ciclo, ma in realtà è oggetto di riflessione e formazione in permanenza, in quanto tale componente altro non è che la ricaduta sulla persona di ogni contenuto della rivelazione. Il "sì" della vita spirituale e morale è sempre collegato al corrispondente " tu sei" dell'annuncio o kerigma.
  2. Circolano tematiche nel mondo dei giovani, che possono essere soggettivamente importanti e decisive, ma che forse non lo sono su un piano oggettivo e globale (viceversa, questioni di grande rilievo intrinseco possono non trovare attenzione). Già educare a creare corrispondenza tra i due poli oggettivo e soggettivo del vivere è una grande conquista. Ad ogni modo non vanno elusi problemi scottanti oggi avvertiti: il 'non fare più problema' di certe opzioni di vita; la soggettività e privatizzazione nelle scelte morali; il rapporto tra preghiera (essere religiosi) e stare bene (terapia); il male morale, il dolore fisico e il loro superamento; quanto oggi si affaccia alla frontiere della vita (dalla procreazione assistita all'autodecisione di morire, le manipolazione genetiche); il significato del genere maschile e femminile e il concetto di famiglia; forme di giustizia ed ingiustizia a livello individuale, sociale, internazionale; il fenomeno della globalizzazione; la cura dell'ambiente, ecc.

5. Le proposte dei nuovi programmi
Qui si apre l'analisi della tematica proposta, secondo i nuovi programmi di sperimentazione, specie nella







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