Chiesa di Bologna

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2 agosto 2003, ore 11.30
Cattedrale di San Pietro:
Solenne Celebrazione eucaristica di suffragio per le vittime
nel 23° anniversario della strage della Stazione di Bologna

Omelia di S.E. Mons. Claudio Stagni
Vescovo Ausiliare di Bologna

La liturgia di questo sabato ci ha portato all’ascolto di due passi della scrittura diversi per argomento, ma assai vicini allo spirito con il quale stiamo vivendo questo momento di preghiera e di meditazione.
Il giubileo, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, è un anno per ricominciare; un tempo per ritornare da dove eravamo partiti, e da dove ci siamo allontanati per le nostre vie sbagliate; il giubileo è un gesto di fiducia di Dio verso l’uomo, che può ritornare sui suoi passi per riprendere la via giusta.
Il racconto dell’uccisione di Giovanni Battista per opera del re Erode, è uno dei tanti soprusi verso un uomo giusto, che condannava l’errore senza timore; è il tentativo di mettere a tacere la voce della verità mediante la violenza.
Ventitré anni fa la nostra città ha vissuto uno dei momenti più difficili della sua storia, in una stagione tenebrosa per tutta l’Italia. Le ottantacinque vittime, insieme ai numerosi feriti e alle tante famiglie colpite e sconvolte, sono state un bilancio troppo grave per non ricordarlo. Questa ricorrenza, oltre ad essere un’occasione per chiedere ancora verità e giustizia, vuole essere anche un momento di riflessione e di preghiera.
Conoscere la verità e sapere che la giustizia umana ha condannato i colpevoli non è solo un diritto delle vittime, ma è anche un bisogno dello spirito umano che vuole continuare a credere in una convivenza possibile, dove ad avere ragione non sia la prepotenza e il sopruso, e dove il rispetto della vita di ogni persona sia ricercato sempre e da tutti.
La nostra preghiera in questa celebrazione, è anzitutto per quanti furono strappati violentemente alla vita, vittime di un disegno che ripugna sapere essere stato perpetrato da esseri umani. La preghiera, che presentiamo al Padre della vita insieme al sacrificio del Signore Gesù, chiede per tutti loro la vita eterna, dove non c’è più né morte, né lacrime, né sofferenza alcuna. Il sacrificio che hanno subito, per i meriti della Croce del Signore, diventi per ognuno di loro la porta di passaggio alla vita risorta con Cristo. Noi sappiamo che tutti sono destinati al Paradiso, anche quelli che non ci pensano, perché per tutti è morto il Signore. Per tutti noi chiediamo il perdono dei peccati e la pace eterna.
E ci sono ancora tanti che da quella tragedia hanno avuto sofferenze fisiche e morali indicibili. Anche a loro vogliamo essere vicini, portandoli nel nostro ricordo non solo in questa giornata, ma almeno ogni volta che arriviamo in quel luogo di passione che è stata la Stazione di Bologna. Anche per tutti loro preghiamo in questa Messa, perché l’amore vinca l’odio e la vendetta sia disarmata dal perdono.
E’ stato da poco celebrato l’anno giubilare dell’inizio del terzo millennio cristiano, e tutti ricordiamo il messaggio di rinnovamento e di perdono contenuto in quella ricorrenza. “Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti”: è una richiesta precisa fatta da Dio al suo popolo. C’è bisogno di perdono ricevuto e offerto. Comprendiamo che può essere difficile a volte perdonare, come può essere difficile farsi perdonare.
Sia ben chiaro che nessuno deve pensare che tocchi solo agli altri questo passo di conversione: tutti dobbiamo pensare a noi stessi, perché tutti abbiamo peccato. Infatti quanto più sarà diffusa la capacità di accogliere e dare perdono, tanto più sarà possibile il dono della pace.
La devozione popolare ricorda proprio nella giornata del 2 agosto il cosiddetto “Perdono di Assisi”, un privilegio ottenuto da San Francesco poi esteso a tutta la Chiesa, nel quale si può ottenere il condono della pena legata alla colpa del peccato. E’ una grazia “giubilare” legata a questo giorno, diventato per Bologna un giorno nefasto, ma che deve diventare l’occasione per una ripresa della speranza e dei valori così inopinatamente concultati.
Certo non sono finiti gli Erodi che uccidono i giusti, per fare tacere la verità e la giustizia proclamata dalla loro vita. E non possiamo nemmeno pensare che basti auspicare che certi fatti non accadano più, per essere certi che così avverrà.
Come già disse il Card. Poma in occasione dei funerali, nell’omelia opportunamente ricordata in questi giorni: “Dobbiamo riflettere: la riflessione può orientare i nostri passi futuri; dobbiamo rimuovere ogni tentazione di rassegnazione e di sfiducia: l’operosità e l’impegno dei molti può avere la meglio sulle insidie dei pochi; dobbiamo imparare la lezione cristiana dell’amore, che non è certo né sfiducia, né debolezza, né chiusura di occhi, né rinuncia al corso della giustizia umana e delle relative conseguenze. Ma è la forza di saper ricominciare, e di vincere il male, non con il male, ma con il bene”.
Dobbiamo riflettere per capire come sia stato possibile arrivare a certi eccessi, in tempo di pace; cos’è che ha ceduto non solo sul piano sociale e politico, ma nel cuore dell’uomo perché si potesse infierire con tanta freddezza contro il proprio fratello? Non siamo forse andati troppo lontani dal Signore nostro Dio, mettendo al suo posto altri dei assetati di sangue umano?
Chi ci potrà dare la forza di saper ricominciare, se non Colui che è venuto per risanare l’uomo dal male, e insegnarci la via dell’amore?
Quando guardiamo la storia con gli occhi della fede, è facile riconoscere che i perdenti non sono coloro che sono stati soppressi, ma sono proprio i carnefici e i prepotenti, accecati dai loro errori. E coloro che sembravano vinti, sono i veri vincitori, come Giovanni Battista, martire della giustizia e della verità. “E’ meglio soffrire operando il bene che facendo il male” (1Pt 3,17). Così noi ricordiamo anche le vittime della stazione, come persone che non erano in guerra con nessuno, ma chiedevano solo di vivere dignitosamente in pace.
Sono costoro che costruiscono la civiltà dell’amore, che fanno progredire la società, che esaltano i valori di una convivenza pacifica. Per questo noi oggi dobbiamo anche sentire riconoscenza verso tutti coloro che hanno sofferto e soffrono per la giustizia, e cercano di vincere il male con il bene.
Queste riflessioni e questi propositi li presentiamo al Padre della misericordia con la nostra preghiera, perché ci aiuti a trasformarli in impegno, ognuno per la propria parte, nel ruolo che i è affidato nella società, perché nessuno deve vivere e nemmeno deve morire inutilmente.