TRIDUO PASQUALE
30 marzo sabato santo
ALLE ORE 9.00
La recita dell'Ora sesta e la sosta silenziosa di fronte alla suggestiva immagine del Cristo morto, opera in bronzo del Prof. L. Mattei, tratta da una raffigurazione tridimensionale del corpo dell'uomo della Sindone ed esposta nella Basilica di Santo Stefano, si inserisce per il terzo anno tra i riti della Settimana Santa.
Sabato 30 marzo
ALLE ORE 22.30 NELLA CATTEDRALE DI SAN PIETRO
alle ore 23.30 nella chiesa di san giacomo maggiore
Per antichissima tradizione la Veglia pasquale nella notte santa è "in onore del Signore" e la Veglia che in essa si celebra commemorando la notte in cui Cristo è risorto, è considerata come "madre di tutte le sante veglie" (S. Agostino). Verso la fine del VI secolo la Messa della Veglia terminava prima della mezzanotte. In seguito andò sempre più anticipandosi fino ad arrivare al mattino di Sabato. Il Messale di San Pio V (1570) proibiva addirittura le Messe di sera e alla mezzanotte. Con la riforma del 1955 si riportò la liturgia della Veglia alla notte di Pasqua. Tale liturgia si divide in 4 parti: 1) benedizione del fuoco; 2) preconio pasquale e liturgia della Parola; 3) liturgia battesimale; 4) liturgia eucaristica. La benedizione del fuoco è di origine nordica ed è probabilmente la cristianizzazione di una usanza pagana. Dal fuoco benedetto si accende il cero pasquale che, in processione, viene portato in chiesa. Questa tradizione risale al Concilio di Nicea (325), quando il calendario liturgico con la data di Pasqua si iscriveva appunto su di un grosso cero che acquistò valore simbolico. Fu paragonato a Cristo risorto, luce del mondo. In seguito si infissero nel cero cinque grani di incenso a forma di pigna, a ricordare le cinque piaghe del Signore. La luce del cero rappresenta la vittoria della vita sulla morte, e per questo simbolismo è entrato nella liturgia. Il "preconio" è la preghiera di benedizione del cero pasquale. Segue la liturgia della Parola, che attualmente prevede nove letture bibliche, sette dell'Antico Testamento e due del Nuovo. Dopo l'orazione il sacerdote intona il Gloria, mentre le campane iniziano a suonare. Dopo la lettura dell'Epistola, si innalza nuovamente il canto dell'Alleluia, omesso per il periodo di Quaresima. L'uso di benedire l'acqua per il battesimo risale al secondo secolo. Con la riforma del 1955 è prevista in questa liturgia la rinnovazione delle promesse battesimali, cioè la rinuncia al male e la professione di fede. La celebrazione dell'Eucaristia, forma la quarta parte della veglia e il suo culmine "essendo in modo pieno il sacramento della Pasqua, cioè memoriale del sacrificio della Croce e presenza del Cristo risorto, completamento dell'iniziazione cristiana, pregustazione della Pasqua eterna" (Congregazione per il Culto Divino).