SABATO 7 APRILE,
IL PROGRAMMA PREVEDE:
ALLE ORE 20.30 INCONTRO FESTOSO DEI GIOVANI IN PIAZZA XX SETTEMBRE;
RITO DELLA BENEDIZIONE DEI RAMI DI ULIVO PRESIEDUTO DA S.E. IL CARDINALE GIACOMO BIFFI;
DI SEGUITO LA PROCESSIONE VERSO PIAZZA MAGGIORE PERCORRENDO VIA INDIPENDENZA.
OMELIA DEL CARD. BIFFI.
CONCLUSIONE CON CANTI ED ANIMAZIONE.
Questo incontro, ormai tradizionale nella nostra Diocesi, è molto sentito nel mondo giovanile. Anche quest̀anno si prevede la partecipazione di molte migliaia di persone.
Fu Giovanni Paolo II per la prima volta a volere l'Incontro dei Giovani in occasione della Domenica delle Palme: nell'Anno Santo Straordinario della Redenzione del 1983.
La presenza dei giovani era ed è motivata dal ruolo che essi ebbero, secondo il racconto evangelico, nell'ingresso messianico del Salvatore a Gerusalemme che andava incontro alla Sua Passione. Come in antico, anche oggi ai giovani è affidato l'incarico di annunciare alla città la celebrazione della Settimana Santa, cuore di tutto l'anno liturgico. Dal Giubileo dei Giovani, nacque in Giovanni Paolo II l'idea della Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata ogni anno nelle Chiese locali proprio nella domenica delle Palme e ogni due anni con un raduno internazionale in un luogo del mondo stabilito dal Papa stesso.
Dal
MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELLA
XVI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
"Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso,
prenda la sua croce e mi segua" (Lc 9, 23)
Carissimi giovani!
(÷) "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Lc 9, 23). Queste parole esprimono la radicalità di una scelta che non ammette indugi e ripensamenti. E' un'esigenza dura, che ha impressionato gli stessi discepoli e nel corso dei secoli ha trattenuto molti uomini e donne dal seguire Cristo. Ma proprio questa radicalità ha anche prodotto frutti mirabili di santità e di martirio, che confortano nel tempo il cammino della Chiesa. Oggi ancora questa parola suona scandalo e follia (cfr 1 Cor 1, 22‑25). Eppure è con essa che ci si deve confrontare, perché la via tracciata da Dio per il suo Figlio è la stessa che deve percorrere il discepolo, deciso a porsi alla sua sequela. Non ci sono due strade, ma una soltanto: quella percorsa dal Maestro. Al discepolo non è consentito di inventarne un'altra.
(÷)Rinnegare se stessi significa rinunciare al proprio progetto, spesso limitato e meschino, per accogliere quello di Dio: ecco il cammino della conversione, indispensabile per l'esistenza cristiana, che ha portato l'apostolo Paolo ad affermare: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Gesù non chiede di rinunciare a vivere, ma di accogliere una novità e una pienezza di vita che solo Lui può dare. L'uomo ha radicata nel profondo del suo essere la tendenza a "pensare a se stesso", a mettere la propria persona al centro degli interessi e a porsi come misura di tutto. Chi va dietro a Cristo rifiuta, invece, questo ripiegamento su di sé e non valuta le cose in base al proprio tornaconto. Considera la vita vissuta in termini di dono e gratuità, non di conquista e di possesso. La vita vera, infatti, si esprime nel dono di sé, frutto della grazia di Cristo: un'esistenza libera, in comunione con Dio e con i fratelli (cfr Gaudium et spes, 24). Se vivere alla sequela del Signore diventa il valore supremo, allora tutti gli altri valori ricevono da questo la loro giusta collocazione ed importanza. Chi punta unicamente sui beni terreni risulterà perdente, nonostante le apparenze di successo: la morte lo coglierà con un cumulo di cose, ma con una vita mancata (cfr Lc 12, 13‑21). La scelta è dunque tra essere e avere, tra una vita piena e un'esistenza vuota, tra la verità e la menzogna.
(÷) Cari giovani, non vi sembri strano se, all'inizio del terzo millennio, il Papa vi indica ancora una volta la croce come cammino di vita e di autentica felicità. La Chiesa da sempre crede e confessa che solo nella croce di Cristo c'è salvezza.
Una diffusa cultura dell'effimero, che assegna valore a ciò che piace ed appare bello, vorrebbe far credere che per essere felici sia necessario rimuovere la croce. Viene presentato come ideale un successo facile, una carriera rapida, una sessualità disgiunta dal senso di responsabilità e, finalmente, un'esistenza centrata sulla propria affermazione, spesso senza rispetto per gli altri.
Aprite però bene gli occhi, cari giovani: questa non è la strada che fa vivere, ma il sentiero che sprofonda nella morte. Dice Gesù: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà". Gesù non ci illude: "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?" (Lc 9, 24‑25). Con la verità delle sue parole, che suonano dure, ma riempiono il cuore di pace, Gesù ci svela il segreto della vita autentica (cfr Discorso ai giovani di Roma, 2 aprile 1998).
Non abbiate paura, dunque, di camminare sulla strada che il Signore per primo ha percorso. Con la vostra giovinezza, imprimete al terzo millennio che si apre il segno della speranza e dell'entusiasmo tipico della vostra età. Se lascerete operare in voi la grazia di Dio, se non verrete meno alla serietà del vostro impegno quotidiano, farete di questo nuovo secolo un tempo migliore per tutti.
Con voi cammina Maria, la Madre del Signore, la prima dei discepoli, rimasta fedele sotto la croce, da dove Cristo ci ha affidati a Lei come suoi figli. E vi accompagni anche la Benedizione Apostolica, che vi imparto di gran cuore.
Dal Vaticano, 14 Febbraio 2001