Venerdì, 20 ottobre alle ore 18.30
presso l'Istituto Veritatis Splendor
nell'ambito del terzo corso della Scuola di Anagogia
Mons. Inos Biffi
Professore Ordinario di Teologia Sistematica e di Storia della Teologia presso
la Facoltà teologica di Milano
tiene la prima lezione del corso dal titolo
"Anagogia e vita cristiana".
Le lezioni si terranno presso
il Seminario Arcivescovile di Bologna - Piazzale Bacchelli, 4 -

A causa dei lavori di ristrutturazione che rendono inagibile la sede del Veritatis Splendor in via Riva di Reno 57, le lezioni della Scuola di Anagogia III si svolgeranno in Seminario.

Esse hanno avuto inizio il 13 ottobre, con la prolusione di Mons. Inos Biffi, e proseguiranno ogni venerdì fino a febbraio (20/10, 3/11, 10/11, 17/11, 24/11, Mons. Inos Biffi; 27/10, 1/12, 15/12, 12/1, 19/1, 26/1, 9/2, 16/2, 23/2, S. Em. Card. Giacomo Biffi).

(N.B. Chi, usando i mezzi pubblici, avesse difficoltà a compiere a piedi l'ultimo tratto fino al Seminario, può accordarsi per un passaggio, rivolgendosi alla Segreteria del Veritatis Splendor, ospitata presso la Curia, via Altabella 6, Tel. 051 29 10 511; 051 64 80 797 ).

Il corso è aperto a tutti gli interessati, perciò non richiede il possesso di titoli di studio precedenti, né si rilasciano titoli.

E' possibile frequentare come una vera e propria scuola o come semplici uditori; nel primo caso sono previste iniziative sussidiarie tra cui un ulteriore appuntamento settimanale in cui riprendere i temi esposti nelle lezioni per una migliore assimilazione.

"Il termine anagogia letteralmente significa essere condotti in alto" - spiega Don Santino Corsi dellíIstituto Veritatis Splendor. "La nostra scuola vuole essere un cammino che esige una guida e si propone di avviare al piacere razionale della scoperta di come il visibile trovi nellíinvisibile sapienza di Dio la sua origine e il suo compimento. Oggi non si sa più cosíè líanagogia, perché tende a prevalere la preoccupazione per i problemi immediati, ovvero per tutto ciò che si riferisce al quotidiano. Normalmente frequentiamo una scuola ëcatagogicaí, cioè una scuola che ci porta in basso, per cui il nostro pensiero è totalmente ossessionato dai pensieri di ogni giorno. Líanagogia, invece, ci guida alla libertà, ovvero ci introduce alla conoscenza della verità. Anagogia, dunque, vuol dire salire in alto per contemplare il mistero a cui il Signore ci ha chiamato. Questo esige che disponiamo la nostra mente a compiere líitinerario che la conduce dentro i misteri di Dio.".

Mons. Inos Biffi, da cui sarà tenuta, come di consueto, la prolusione, dopo aver spiegato lo scorso anno come il Mistero, contemplato razionalmente dalla teologia, venga celebrato, reso presente e attingibile dalla liturgia, affronterà nelle lezioni di quest'anno il rapporto tra anagogia e vita cristiana. Il Mistero, infatti, è destinato a diventare vita, santità, in ogni credente.

Ci avviamo così per la terza volta a percorrere le altezze della Rivelazione, per contemplare dall'alto, secondo il metodo "anagogico", come stanno le cose qui in basso.

Chi ha seguito le lezioni degli anni scorsi ha avuto modo di verificare che questo modo di procedere non significa prenderla troppo alla lontana ma, al contrario, collocarsi nella posizione in cui la panoramica è migliore, perché tra tutti i punti di vista possibili sceglie quello di Colui che di tutte le cose è autore e redentore.

A quanti l'hanno già percorso, l'itinerario "anagogico", superata un certa vertigine iniziale, ha offerto la possibilità di gustare conoscitivamente le risposte esaltanti offerte dalla parola rivelata alle domande essenziali che l'uomo si pone su di sé, sul suo destino, sul mondo di cui fa parte.

Esse sono tutte esplicitazioni di un'unica risposta che è Gesù Cristo. Certo è una risposta sorprendente e che, infatti, rimane spesso incompresa. E' una risposta sconcertante perché si presenta, a prima vista, come una domanda.

Nelle scorse lezioni dedicate a definire l'identikit del "Festeggiato" il nostro Arcivescovo ci ha portato a rivivere, attraverso le testimonianze evangeliche, l'impatto sconvolgente e affascinante con Gesù di Nazaret. Egli è stato per gli uomini della sua generazione e rimane per gli uomini di tutti i tempi un interrogativo. "Chi è costui? Da dove viene?", si chiede la gente ed egli stesso si informa a riguardo: "La gente chi dice che io sia?", "E voi chi dite che io sia?".

Abbiamo già visto che per chi non sfugge questa divina provocazione e concorda con Pietro, riconoscendo che Egli è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Gesù, da personaggio irriducibile a ogni schema di comprensione usuale, da caso a cui non si riesce a dare una spiegazione adeguata, da "domanda" insolubile diventa "risposta" a tutte le nostre altrettanto insolubili questioni, compreso l'enigma del male, in tutte le sue forme, e della morte.

Abbiamo già considerato come questo lo costituisca come unico Salvatore di tutti e di tutto e Capo dell'universo creato e dell'universo redento.

Nel ciclo di lezioni che sta per cominciare ci sarà offerta l'occasione di approfondire ulteriormente questa dimensione del Cristo, cioè i suoi legami oggettivi con l'universalità delle cose, secondo la prospettiva del cristocentrismo.

Poiché il suo essere Signore del mondo e della storia è legato agli eventi che seguono la conclusione della sua vicenda terrena visibile, e che sono enunciati nei simboli apostolici negli articoli riguardanti la discesa agli inferi, l'ascensione al cielo e l'intronizzazione alla destra del Padre, saranno in specifico considerati questi tre momenti dell' "avventura cosmica del Figlio di Dio".

Una riflessione a riguardo è inusuale anche per la secolare teologia occidentale, che ha privilegiato l'esplorazione della vicenda del Cristo fino alla morte in croce, mentre ciò che è espresso dalle formule "discendere", "salire", "sedere alla destra del Padre", pur non potendo essere chiaramente intese alla lettera, non è stato molto indagato. Passare anche in questo caso dalla proclamazione del dato di fede alla sua comprensione, dalla fides all' intellectus fidei è in primo luogo esigito da quella necessaria intelligenza teologica che dovrebbe essere propria di ogni credente pensante. In secondo luogo consente di crescere in una stupita gratidudine per la sorte assegnata nel disegno del Padre all'"uomo Cristo Gesù", modello e causa del nostro stesso destino trascendente.

Tali riflessioni, inoltre, a conclusione della celebrazione del bimillenario della nascita di Gesù di Nazaret, ci aiuteranno a confermare la fede nella sua attuale presenza regale nei cuori, nel mondo e nella storia: Cristo è vivo e operante, oggi.

Ricordiamo che l'Istituto "Veritatis Splendor per la ricerca e la formazione culturale cattolica" nasce come emanazione della Fondazione Card. Giacomo Lercaro, in spirito di fedeltà alla sollecitudine pastorale e allíattenzione al mondo dei giovani e alla cultura che fu propria del grande Arcivescovo di Bologna.

Esso è uno dei frutti più preziosi del 23ƒ Congresso Eucaristico Nazionale. Voluto dallíArcivescovo di Bologna Cardinale Giacomo Biffi, líIstituto ha sede a Bologna - con due residenze, una per i ragazzi e líaltra per le ragazze - e si rivolge alla ëgiovaneí intelligenza cattolica italiana (principalmente a studenti universitari e neolaureati) per offrirle un itinerario formativo coerente con la fede e la dottrina cattolica e avviarla alla ricerca sotto la guida della intelligenza ëmaturaí (studiosi cattolici già formati e affermati).

Due sono le caratteristiche originali dellíIstituto Veritatis Splendor: primo, esso non vuole essere solo un pensionato universitario cattolico, ma un vero centro di cultura, in cui i giovani - come detto - sono formati e avviati alla ricerca scientifica; secondo, punto di riferimento dellíattività culturale dellíIstituto è la cattedra episcopale in quanto tale che, nella Chiesa Cattolica, è cattedra di verità.

LíIstituto si situa nel contesto del ëprogetto culturaleí della Chiesa italiana al quale intende contribuire.