SABATO 19 FEBBRAIO, ALLE ORE 16.30,
nella chiesa parrocchiale di S. Maria delle Budrie,
Santuario di S. Clelia Barbieri
S.E. IL CARDINALE GIACOMO BIFFI
aprirà il processo diocesano di canonizzazione di

madre Orsola Donati
e
suor Teresa Veronesi

della congregazione delle Minime dell'Addolorata:
.Seguirà la S. Messa presieduta dall'Arcivescovo.

La cerimonia si svolgerà alla presenza del postulatore della causa, padre Tito Sartori Osm, e dei membri del Tribunale ecclesiastico diocesano.

L'appuntamento è preceduto da un triduo di preparazione: mercoledì 16 alle 20.30 a S. Maria delle Budrie è stata celebrata una Messa presieduta dal parroco monsignor Arturo Testi; oggi, giovedì sempre a S. Maria delle Budrie Giornata eucaristica con Adorazione guidata a partire dalle 16; venerdì alle 20.30 infine, nella chiesa parrocchiale di S. Agata Bolognese veglia di preghiera guidata dal parroco don Gabriele Riccioni.

Madre Orsola Donati (1849-1935) fu la più stretta collaboratrice di S. Clelia, cofondatrice della congregazione delle Minime dell'Addolorata, e di lei raccolse l'eredità l'indomani della sua precoce morte. Suor Teresa Veronesi (1870-1950) fu una delle maggiori figure delle Minime della prima metà del nostro secolo.

Orsola Donati nacque il 22 ottobre 1849 a Paltrone di S. Maria in Strada, in comune di Anzola dell'Emilia. All'età di quindici anni conobbe Clelia Barbieri frequentando la chiesa delle Budrie, e con lei strinse un forte rapporto di amicizia. Nonostante Orsola fosse più giovane di due anni, Clelia intravide in lei una grande maturità di fede, e un'amica con la quale condividere l'aspirazione alla santità. Orsola divenne così l'amica più fidata di Clelia, colei che raccoglieva tutte le sue confidenze; e condivise ben volentieri il progetto che Clelia propose alle sue amiche, ovvero di riunirsi per "condurre una vita raccolta e fare del bene". Entrò quindi con lei nella Casa del Maestro, il 1° maggio 1868, per dare vita al "Ritiro della divina Provvidenza". Clelia aveva però già intuito che la sua vita sarebbe stata ancora breve, e preparava il terreno per affidare la conduzione della "piccola famiglia" alla giovane Orsola. Una consegna che venne resa ufficiale il giorno della morte della fondatrice, quando dopo avere dato un bacio ad Orsola, Clelia le disse alludendo alle altre ragazze: "Tu sarai la loro guida". Orsola aveva allora vent’anni, e si trovava alla conduzione di una realtà appena nata e ancora tutta da definire, che a lei spetterà guidare nel faticoso "esodo dei primi settant'anni". In questo cammino le fu di grande conforto la "voce" di Clelia, che le sorelle dell'Istituto iniziarono a sentire nel primo anniversario della morte della Santa, e che Orsola udì per tutta la vita, anche quando la sordità più completa la isolerà dalla comunità. Nelle sue decisioni riguardo il futuro delle Minime Madre Orsola si lasciava guidare dalla preghiera. Per realizzare il sogno comune a tutte le sorelle, di espandere l'Istituto, la Madre invitò la comunità ad una orazione con alzata di mezzanotte per nove mesi consecutivi; e grazie ad essa nacquero le prime "proliferazioni": Riolo (1882), Castelfranco Emilia (1883), Passo Segni (1887), Gesso (1889). Fu Madre Orsola a seguire le prime importanti tappe dell'Istituto, a partire dalla visita pastorale del cardinale Svampa, nel 1895, alla quale fece seguito la revisione delle Regole, l'assegnazione dell'abito religioso e la professione dei voti. Orsola fu la prima, nel 1897, a fare ufficialmente la professione, che confermò nel 1929 nelle mani del cardinale Nasalli Rocca. L'approvazione pontificia della congregazione arrivò nel 1934: "ora sono appieno contenta - disse nell'occasione - Mi prenda pure il Signore quando vuole, io non desidero di più! (…) Ora il mio compito è terminato". Morì infatti l’8 aprile dell'anno successivo. Della sua testimonianza le sorelle ricordano in particolare un motto, diventato quasi proverbiale: "Facciamoci sante di nascosto! Facciamoci sante senza rumore!".

Teresa Veronesi nacque a S. Ruffillo di Bologna il 28 settembre 1870, prima di nove fratelli. Fin dall'infanzia rivelò un carattere estremamente vivace e gioioso che le faceva amare i momenti più allegri della vita: i giochi spensierati, le gite in calesse, le battute di caccia con il padre, le avventure sugli alberi. Tutto questo non impediva però alla piccola Teresa di coltivare anche il dono contemplativo che dentro di lei andava maturando: non era infrequente trovarla in preghiera durante la notte, e a chi le domandava cosa avrebbe voluto fare da grande rispondeva con straordinaria lucidità: "mi farò suora e maestra". I genitori fecero di tutto per distogliere la figlia dalle sue intenzioni, ma Teresa nel luglio 1887, all’età di 17 anni, decise di entrare tra le Minime, dopo essere stata affascinata dall'incontro con una suora dell'Istituto di S. Clelia. Sceglieva così con coraggio e fermezza una famiglia religiosa pressoché sconosciuta e ancora agli inizi. Negli anni successivi conseguì il diploma di maestra elementare e il 7 aprile 1897 fece la professione religiosa. Quando il 3 ottobre 1899 fu aperta la casa di Bentivoglio, con asilo e scuola di lavoro, suor Teresa vi fu mandata come superiora. Aveva 29 anni. Fu per qualche tempo all’asilo di Cinquanta e a S.Ruffillo. Infine nel 1909 fu destinata all’ asilo Trombelli Magnavacca di Sant’ Agata Bolognese dove rimase fino alla morte, avvenuta il 16 maggio 1950 all’età di ottant’anni. Nel corso della sua vita di religiosa suor Teresa fu un grande esempio nella preghiera, che ella praticava oltre che nei momenti comunitari, di notte e nel corso della giornata appena le era possibile. Fu altresì una grande testimonianza la sua vita di apostolato: partendo dalla cura per le consorelle, donava il suo amore a tutti quelli che incontrava. Le sorelle ricordano che aveva un'amplissima corrispondenza, alla quale si accompagnavano le visite di personalità laiche ed ecclesiastiche da tante città d'Italia. Era sempre disposta a ricevere tutti, e attenta alle sofferenze e alle gioie delle persone che abitavano nel luogo: molto si prodigò perché tutti avessero un lavoro. Sua fu l'idea di un laboratorio, con la possibilità di impiego, che accoglieva circa 80 ragazze, mentre ai ragazzi faceva costruire reti da pesca. Nell'ambito scolastico fondò il rapporto con gli alunni sulla stima e l'amore; e l'affetto dei suoi ragazzi era tanto che il giorno del suo onomastico a S. Agata era festa come e più della Sagra. Il giorno della morte l'arciprete di S. Giovanni, al quale suor Teresa apriva la sua anima, rivelò alle sorelle che ella aveva avuto delle visioni nelle quali Gesù le chiedeva amore e riparazione. Rivelò anche una serie di prove a cui il demonio l’aveva sottoposta, percuotendola. I funerali furono celebrati il giorno dell'Ascensione, con la partecipazione di una enorme folla.