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Luca Tentori
Quando si affronta
il tema delle politiche familiari non si può sfuggire a una definizione
di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Bisogna avere
il coraggio di affermare che di famiglia c'è una sola. Altre situazioni
con la famiglia non hanno nulla a che vedere». Lo ribadisce con forza
Luisa Santolini, presidente del Forum delle associazioni familiari che ieri
ha concluso il convegno promosso nella Sala Polivalente della Regione dal Comitato
dell'Emilia-Romagna per i diritti della famiglia. «Le politiche fino
ad oggi attuate» insiste la Santolini «hanno in realtà perso
per strada la famiglia. Si è trattato spesso di mero assistenzialismo.
L'enorme proliferazione di servizi ha poi creato frammentazione e disgregazione.
Perché i servizi non bastano: molto dipende da come si erogano e bisogna
fare una politica non per la famiglia ma della famiglia». In questo contesto,
conclude la presidente del Forum «c'è un forte richiamo all'associazionismo
familiare. Credo infatti che siano gli enti locali ad avere bisogno di noi
e non viceversa. Sono loro che devono mutuare da noi i criteri e le modalità per
una politica che sia davvero vicina alla famiglia. Non devono essere più autoreferenziali
ma devono imparare a considerarci un interlocutore prioritario».
«La famiglia in Emilia Romagna» ricorda il sociologo Riccardo Prandini «non sta subendo cambiamenti eccezionali. I dati del censimento del 2001 confermano la tendenza attestata negli ultimi vent'anni: famiglie con sempre meno figli e un forte aumento di nuclei unipersonali e di persone anziane. In collina e in montagna le famiglie diminuiscono mentre si concentrano maggiormente intorno ai grandi capoluoghi e nella pianura. Viviamo in una Regione che fondamentalmente ha uno standard di servizi molto sviluppato ma in cui paradossalmente la famiglia si restringe. La Regione dovrebbe dare più spazio all'associazionismo, alla sussidiarietà e all'intervento sulle famiglie che oggi sono più in difficoltà: quelle giovani con figli piccoli. Occorre un grosso investimento su questa fascia che ha bisogno di essere sostenuta sia dal punto di vista dei servizi che della comunità intorno. Il governo regionale è un modello molto centralizzato. Da sociologo mi sento di suggerire un po' più di interesse per la sussidiarietà e più sostegno alla società civile».
Nei confronti della famiglia da tempo in Italia, ricorda l'economista Stefano Zamagni «ci sono due livelli di intervento: uno nazionale, sui problemi più rilevanti e strutturali, e uno locale, regionale, sul quale si può intervenire anche in maniera efficace. In una Regione ricca e avanzata come la nostra si può e si deve fare molto di più. La vera sfida da raccogliere è quella di considerare la famiglia come soggetto non solo sociale ma anche economico. Troppo spesso parlando di famiglia la si intende solamente come soggetto sociale. Bene, ma non ci si può fermare qui. Il pensare la famiglia dal punto di vista economico come rete di famiglie può offrire molto. Oggi per esempio, si parla di progetti tendenti a costruire il patrimonio. Il problema che ai nostri giorni attanaglia la realtà familiare non è tanto di reddito, ma di patrimonio. Occorre mantenere una politica di sostegno del reddito ma incrementare anche una politica di costruzione del patrimonio. In secondo luogo vanno coinvolte le reti familiari a livello decisionale, in una prospettiva di «amministrazione condivisa». Le famiglie non possono essere semplicemente ascoltate: caricare sulle loro spalle delle responsabilità ma concedergli anche dei poteri decisionali».
Sulla «cittadinanza della famiglia» insiste il sociologo Pier Paolo Donati: «è un concetto nuovo e si riferisce alla famiglia come soggetto dei propri diritti e doveri e non solamente destinataria di beneficenza. Nella nuova legge che riguarda il sistema integrato dei servizi in Emilia Romagna c'è il riconoscimento di una cittadinanza della famiglia, ma molto debole e soprattutto non ancora realizzata in pratica. L'ideologia e l'ambiente culturale attuale non sono molto favorevoli alla famiglia pensata come istituzione sociale. Bisogna comunque constatare che anche a livello europeo questo riconoscimento non c'è».
«La concertazione che viene usata nei confronti delle politiche della famiglia» conlude Donati «deve essere superata. Le famiglie chiedono di essere qualcosa di più, dei veri e propri soggetti attraverso le associazioni del privato sociale. Rivendicano insomma una presenza attiva nella gestione dei servizi»