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Banca di Bologna

Oratorio dei Fiorentini
Un gioiello dimenticato ritrova il suo splendore


 

(C.S.) Quando, presentando il restauro dell'Oratorio dei Fiorentini, un angolo nascosto nella bellissima piazzetta di Corte Galluzzi Eugenio Riccomini ha chiesto: «Chi tra voi, era mai entrato qui?» avrei voluto alzare la mano. L'Università molti anni fa destinò anche questo a luogo di lezioni e laboratori. Io lo ricordo bene, avendolo frequentato da studente, «prima»: grigio, polveroso e cadente. Vederlo adesso, «dopo» un restauro accuratissimo voluto dalla Banca di Bologna che qui ha investito un milione di Euro, riempie di gioia. L'Oratorio nasce come luogo di preghiera dei tessitori di velluto toscani, che arrivavano a Bologna, e da loro prende il nome. Costituitisi in congregazione nel 1523, avevano sede in una minuscola cappella, nei pressi della chiesa di Santo Stefano. Aumentando il numero dei membri, il sodalizio cercò un posto più ampio. La scelta cadde su questa sala, allora adiacente alla chiesetta di Santa Maria, detta la Rotonda dei Galluzzi. «Lunga quanto basta, larga quanto occorre, alta quanto deve» dice Glauco Gresleri che, insieme al figlio Roberto ha curato il restauro.

Il luogo è pieno di riferimenti spirituali: il pittore Domenico Baroni affresca la volta, (nella foto) dedicandola a San Giovanni Battista. Sull'altare, nel 1682, viene collocata la «Decollazione del Battista» di Sebastiano Ricci, artista di qualità. Nel 1699 a Giuseppe Rolli, altro nome in vista, viene affidato l'incarico di completare la decorazione murale, dipingendo due riquadri raffiguranti «Penitenza» e la «Virtù che fustiga il Vizio». Il risultato è di grande eleganza: un piccolo gioiello barocco, che, dice l'architetto Gresleri, «galleggia a mezz'aria, non è sulla strada, non s'affaccia in una piazza, non è in un palazzo patrizio, è nascosto, da scovare». Quando le confraternite rallentarono le proprie attività, quando i «benefactores», e qui, nel 1671, ne vollero ricordare, ben venti, tutti puntualmente citati, in una lapide nella parete centrale, scomparvero, gli oratori furono i primi a subire i danni dell'abbandono. Quello dei Fiorentini non fece eccezione: nel 1808 fu destinato ad uso profano, ma, nel 1865 alcuni bolognesi lo acquistarono e lo riaprirono al culto. Poi il tempo si prese la rivincita: tante tele se n'erano già andate, la polvere coprì gli ingegnosi ornati e le bizzarre quadrature. Il restauro, durato esattamente un anno, ha riportato in vita un luogo davvero suggestivo. Adesso la Sala sarà disponibile per attività culturali e congressuali.

 


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