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(M.C.) Mercoledì scorso si è spento alla Casa del clero, dopo lunga malattia, monsignor Ilario Migliorini (nella foto). Le Messa funebre è stata celebrata venerdì scorso in S. Pietro dall'arcivescovo monsignor Carlo Caffarra. La salma è stata poi tumulata nel cimitero di Castelluccio di Porretta Terme.
Monsignor Migliorini era nato 91 anni fa a Castel S. Pietro Terme, ed era stato ordinato sacerdote nel 1936. Si era quindi laureato in Lettere all'Ateneo bolognese, ed aveva dedicato la sua vita principalmente all'insegnamento. Dal '36 al '41 insegnò al Piccolo Seminario degli Oblati della Beata Vergine di S. Luca, Basilica dove era officiante, e dal '47 al '62 al Collegio Albergati di Porretta Terme. Dal '62 al '66 fu direttore spirituale al Seminario Arcivescovile e dal '62 al '63 Rettore dell'Istituto vocazioni adulte «Bruno Marchesini». Insegnò Lettere al Ginnasio del Seminario Arcivescovile dal 1965 al 1970. Dal 1971 al 1992 fu, infine, vicario economo di Prada e Carbona. Si ritirò poi nella Casa del clero, dove è rimasto fino alla morte. Era Canonico della Cattedrale di S. Pietro dal 1964, e Canonico prevosto dal 1971.
Monsignor Enelio Franzoni, suo coetaneo, compagno di tutti gli studi in Seminario, dal Ginnasio alla Teologia, lo ricorda come una persona solare, capace di comunicare Cristo nella gioia. «Don Ilario aveva avuto dal Signore il dono di un carattere stupendo, di grande dolcezza e affabilità - racconta - Per noi suoi compagni era un punto di riferimento: stavamo con lui per tenerci allegri, e la sua simpatia, che nasceva da un'arguzia straordinaria ma sempre semplice e mai offensiva, ci coinvolgeva tutti. Questa sua caratteristica si è conservata immutata nel tempo. Anche dopo l'ordinazione, quando ci ritrovavamo con tutti i compagni della Teologia, "guai" se mancava don Ilario: era lui che "accendeva" l'ambiente».
«Don Ilario era anche un uomo di grande intelligenza e cultura - prosegue monsignor Franzoni - Emergeva sempre tra i più bravi della nostra classe. Ma il suo carattere così semplice e disponibile, la sua estrema umiltà e modestia, ci impedivano di esserne gelosi». Nel corso del suo ministero sacerdotale uno degli ambiti principali di impegno era stato quello giovanile. Ai giovani si era infatti dedicato tramite l'insegnamento, ricevendone sempre grandissimo affetto. «Una volta mi accompagnò nella sua parrocchia, a Carbona, per farmi conoscere i suoi parrocchiani - prosegue il sacerdote - Rimasi stupito nel vedere quanto la comunità gli fosse legata». Negli ultimi anni era stato colpito da una grave malattia. «Il Signore gli ha dato una prova molto dura e lunga - conclude monsignor Franzoni - È stato costretto su una sedia a rotelle, e progressivamente impossibilitato a parlare. Fino all'ultimo ha però conservato la sua gioia, e pur attraverso tante menomazioni fisiche si vedeva ancora il suo animo. Quando qualcuno gli si faceva vicino i suoi occhi si aprivano e si illuminavano, riuscendo ad esprimere un sorriso che suscitava commozione».