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Il Santuario del Monte delle Formiche (nella foto in alto) si veste a festa per la Natività della Beata Vergine Maria, che si celebra mercoledì, e lo fa con un solenne ottavario da martedì a mercoledì 15. La vigilia della festa, martedì, verrà celebrata la Messa alle 16.30; alle 20 partenza dal Bivio Val Piola per la fiaccolata verso il Santuario, recitando il Rosario: è la serata dei Falò nelle Tre Valli. Mercoledì, il giorno della festa, sarà monsignor Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare, a presiedere la concelebrazione solenne delle 10.30, mentre la Messa delle 16.30 sarà presieduta da monsignor Gabriele Cavina, provicario generale. Seguirà la processione nel bosco e la benedizione. Giovedì e venerdì l'appuntamento centrale è quello della Messa delle 16.30, così come sabato, quando, durante la celebrazione ci sarà la preghiera di affidamento dei bambini alla Madonna. La sera, alle 21 è previsto lo spettacolo di Fausto Carpani. Domenica preghiera in suffragio dei defunti alle 11 al cimitero; di seguito, alle 11.30 la Messa celebrata da don Orfeo Facchini, Rettore del Santuario. La festa liturgica prosegue col Rosario alle 16 e la Messa solenne alle 16.30, animata dalla corale «Soli Deo gloria». Seguirà la processione nel bosco e la benedizione. Durante il giorno sarà presente la banda della Pro Loco di Pianoro e ci sarà un concerto di campane (così come avverrà mercoledì 8 e 15). Ultima importante celebrazione, mercoledì 15, con la Messa presieduta da don Angelo Baldassarri, vice rettore del Seminario arcivescovile. Alla fine verrà impartita la benedizione dal piazzale del Santuario. Ogni giorno saranno attivi lo stand gastronomico e la pesca di beneficenza a favore della Sala di accoglienza.
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Gabbiano ricorda don Guido Zambrini
Sacerdote di profonda fede, e per questo profeta e uomo di carità. I parrocchiani di Gabbiano, comunità del Comune di Monzuno, ricordano così, con amore e nostalgia, il loro ultimo parroco, don Guido Zambrini, guida della parrocchia dal 1924 al 1954. E nell'occasione del cinquantesimo della sua morte promuovono oggi, nella chiesa di Gabbiano, una giornata di festa in suo ricordo. Momento centrale sarà la Messa delle 10.30, celebrata da don Marco Pieri, parroco di Monzuno, Gabbiano e Trasasso, e da padre Luigi Faccenda, fondatore dell'Istituto delle Missionarie dell'Immacolata «P. Kolbe»; animerà la liturgia la corale «Aurelio Marchi». Alle 9 verranno presentate due iniziative. La prima è la mostra sulla figura di don Zambrini: un'esposizione, curata dalla famiglia dell'accolito Gianfranco Collina e allestita nella restaurata cantina della canonica, che intende raccontare, attraverso cose e testimonianze, i trent'anni di permanenza del sacerdote a Gabbiano. Il secondo momento riguarda invece la presentazione del volumetto «Don Zambrini. Uomo dei segni, uomo di Dio», curato da don Marco Pieri e Claudio Casini, e illustrato con tavole di Sergio Tisselli e Raffaele Bartoli (nella foto in alto più in basso un'illustrazione). A partire dalle 12 stand gastronomico, e nel pomeriggio intrattenimento musicale. Il ricavato della giornata sarà devoluto a favore delle opere parrocchiali. Don Zambrini è una figura che conserva un posto del tutto particolare nella memoria degli abitanti di Gabbiano. Pur essendo un sacerdote di altissima cultura (era stato chiamato come segretario per le Lettere latine nella Curia di Roma) aveva infatti una straordinaria capacità comunicativa nei confronti della gente semplice del luogo; perfettamente inserito nella cultura popolare del paese sapeva far innamorare di Cristo attraverso l'efficacia delle opere e delle parole. Di lui si ricordano tanti aneddoti, taluni avvolti in un'aurea di mistero e santità, in parte raccolti nel volume che oggi viene presentato. Si racconta, per esempio che fu grazie alla sua preghiera che venne scongiurata una rovinosa tempesta che distrusse i raccolti dei paesi limitrofi. O ancora di come riuscì ad allontanare un battaglione di tedeschi che intendeva dare fuoco alla borgata, parlando con l'ufficiale in comando e indicandogli fatti e persone della sua vita in Germania che non poteva conoscere. Tanti sono anche i gesti di carità che si ricordano, come la scelta di tenere sempre aperto il suo granaio, perché tutti vi potessero attingere quando e quanto volevano.