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Riproduciamo
alcuni passi del discorso commemorativo di Giuseppe Dozza, nel centenario della
nascita, tenuto dal sindaco Giorgio Guazzaloca giovedì scorso in Consiglio
comunale.
Gli anni Cinquanta
furono duri, difficili, aspri, vissuti in un clima politico teso che trovò
il suo apice nella competizione elettorale del 1956 e nella sfida di Giuseppe
Dossetti al sindaco in carica. Una sfida nella quale la Democrazia Cristiana
mise sotto accusa la politica dell'Amministrazione Dozza, e attraverso il
«Libro bianco su Bologna» avanzò un programma alternativo: una
sfida nella quale si trovarono di fronte anche il Comune e la Chiesa bolognese,
i militanti del Pci e i frati volanti del cardinal Lercaro. Giuseppe Dozza uscì
vincitore da questa sfida e da quel momento prese le mosse una evoluzione nella
politica amministrativa: lui, dirigente del Pci, dimostrò di saper guardare,
come amministratore e come sindaco, al di là degli steccati.
Il rinnovamento venne anche favorito dalla presenza, nel campo dell'opposizione, di personaggi di valore con i quali il dialogo diveniva uno sbocco naturale. Basti ricordare Carlo e Angelo Salizzoni, padre e zio del nostro vicesindaco, e tra quelli che ho personalmente conosciuto, Luigi Preti, Angiola Sbaiz, Giancarlo Tesini, Virginiangelo Marabini e Luigi Deserti, padre del nostro assessore alla Cultura. Uomini e donne che non davano del ruolo delle minoranza un'interpretazione chiusa, settaria e ostruzionistica, ma sapevano anch'essi distinguere tra idee politiche e scelte amministrative. Sindaco, amministratori e rappresentanti dell'opposizione erano attenti - al di là degli schieramenti e delle ideologie - al bene della città, al desiderio di renderla migliore e più moderna, senza farle perdere i tratti distintivi del sentire profondo della sua gente.
Anche uno scontro politico serrato e durissimo come fu quello del 1956 con Giuseppe Dossetti non portò a perpetuare divisioni irreparabili ma finì per stimolare il dibattito e il confronto, per animare una fruttuosa dialettica della quale furono protagonisti illustri personaggi di opposta estrazione politico-culturale o eminenti personalità come il cardinal Lercaro. Proprio il cardinal Lercaro, non più arcivescovo, in occasione del 70° compleanno di Dozza festeggiato in questa Sala del Consiglio Comunale, inviò all'ex sindaco un messaggio che riassumeva il significato di un impegno comune per Bologna. «Pur su posizioni diverse - scriveva il Cardinale - abbiano entrambi operato al servizio di questa città tanto cara e così ricca di fermenti generosi».
Ricordare oggi Giuseppe Dozza nella Sala del Consiglio comunale significa rendere il doveroso omaggio a un sindaco protagonista della vita amministrativa e politica di Bologna per più di un ventennio. Allora era il periodo dei blocchi contrapposti, delle divisioni ideologiche, un periodo storico che si è definitivamente concluso. Ma esistono princìpi che valgono in ogni epoca e che devono essere - oggi come ieri - patrimonio dei buoni amministratori. I buoni amministratori devono avere fiducia nella città e nella sua gente; ma devono anche - attraverso il loro ineccepibile comportamento personale e istituzionale, con i loro atti, con la loro coerenza, con il loro equilibrio - meritare la fiducia dei cittadini.