
“Benedetto sia Dio…che ci ha benedetti” (cfr. Ef 1,3). L’intera
nostra vita - che agli occhi umani appare così spesso un interrogativo
e un enigma - è dunque invece nella sua più verità più
profonda una risposta: è una risposta d’amore al grande amore con
cui dall’eternità siamo stati avvolti in una trascendente e ineffabile
benedizione divina.
“Benedetto Dio…che ci ha benedetti”. La stessa liturgia odierna
è la gioiosa risposta di un popolo riconoscente: vuol ringraziare il
Padre perché ci ha collocati entro una benedizione sostanziale ed eterna,
una benedizione che si identifica con una persona: la persona adorabile di Cristo
“nel quale siamo stati scelti prima della creazione del mondo per essere
santi e immacolati” (Ef 1,4).
In effetti, l’onnicomprensivo progetto del Creatore si riassume in un
uomo: un uomo che è il figlio unico di una semplice donna ebrea, ma al
tempo stesso è il Figlio unigenito del Padre, dell’autore di ogni
essere e datore di ogni bene. In Cristo siamo stati pensati dall’eternità,
“in lui tutte le cose sono state create” (Col 1,16), su di lui come
sulla nostra forma ideale siamo stati modellati, perché egli da sempre
è stato destinato a essere “il primogenito tra molti fratelli”
(Rm 8,29).
“Quando venne la pienezza del tempo - ha scritto san Paolo - Dio mandò
il suo figlio, nato da donna” (Gal 4,4); da una donna che si chiama Maria,
da una donna che è colei che oggi tutto il popolo dei credenti esalta
e festeggia in ogni angolo della terra.
In quell’originaria benedizione, di cui stiamo parlando, Maria è
dunque la prima a essere inclusa: è la prima “benedetta”.
E si capisce allora come mai lo Spirito Santo fa dire proprio questa parola,
nel primo elogio che le è stato rivolto da labbro umano: “Benedetta
tu fra le donne” (Lc 1,42).
In quella benedizione - che è il senso più intimo e adeguato dell’universo
come è nativamente voluto - ella viene centralmente collocata da Dio
perché sia “santa e immacolata al suo cospetto” (Ef 1,4):
vale a dire, perché già nel suo pellegrinaggio terreno fosse la
bellezza antesignana, totale e senza eclissi della Chiesa celeste.
Come tale, ella diventa per tutti noi un esempio ravvicinato e un invito amabile
a inseguire concretamente e operosamente l’eccelso traguardo di santità
personale e di interiore purezza, che anche a noi è stato assegnato.
Ci aiuti adesso il Signore - in questo giorno dedicato alla contempazione di
questa splendida verità della nostra fede - a capire meglio che cosa
indichi con precisione in lei la qualifica di “immacolata” e come
giovi anche a noi, suoi figli, questa sua felicissima preorogativa.
* * *
Dire che la Madonna è l’Immacolata vuol dire che - pur appartenendo
a pieno titolo alla nostra stirpe contaninata - ella si trova sulla vetta dell’amicizia
divina, da cui l’umanità intera è precipitata col peccato.
Questa vicinanza all’assoluta santità del Creatore non è
stata in lei qualcosa di inerte: al contrario, è stata attiva e dinamica:
Maria è andata crescendo, giorno dopo giorno, nella sua ineffabile adesione
alla divina volontà, in virtù di una ininterrotta e pronta collaborazione
con la grazia, che la spingeva a fare con slancio sempre più generoso
ciò che piaceva al suo Dio. Il “fiat”, che abbiamo riascoltato
nel racconto dell’Annunciazione”, ha scandito il suo lineare procedere
in mezzo alle molte prove della sua vita: “Eccomi, sono la serva del Signore:
avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).
E’ vissuta anche lei, come noi, in un mondo che “giace tutto sotto
il potere del maligno” (cfr. 1 Gv 5,19). Anche lei e più di noi
- perché il suo cuore innocente era più sensibile e compassionevole
del nostro - è stata sgomenta e straziata per lo spettacolo delle cattiverie,
degli egoismi, delle colpevoli insipienze che affliggono la tribolata stirpe
di Adamo. Ma diversamente da noi non è stata per niente sfiorata da questa
tremenda alluvione del male.
Noi dal fondo della nostra valle oscura, oggi possiamo levare lo sguardo alla
candida figura di colei che è senza peccato: uno sguardo di dolore per
le nostre decadenze dagli originali ideali del Creatore e di rimpianto per la
cima perduta; ma al tempo stesso uno sguardo di speranza per la possibilità
che ci è data di risorgere e di riprendere l’ascensione del nostro
spirito in virtù dell’azione redentrice del Figlio di Maria; di
quell’azione redentrice di cui oggi contempliamo nella nostra Madre immacolata
il più perfetto capolavoro.
Anche la Madonna infatti, ci dice ammirevolmente il magistero del Beato Pio
IX che ha definito la verità che oggi contempliamo, è stata riscattata
(e in maniera più completa e più alta) dal sacrificio di Cristo:
“Sublimiori modo redempta”.
* * *
Per sostenerci sulle difficili strade della piena liberazione dalla schiavitù
di Satana e dalle sue seduzioni, l’Immacolata ci accompagna sorreggendoci
con la sua intercessione e la sua efficace assistenza. E noi dal canto nostro
ci sforzeremo di assomigliare un poco di più a questa nostra Madre benedetta:
questo è il dono che dobbiamo chiedere in questa festa.
Quando i pensieri e i propositi mondani tenteranno di annebbiare la nostra ragione
e di oscurare ai nostri occhi lo splendore e la forza della verità divina,
corrobori la nostra gracile libertà interiore colei che, come sta scritto,
è “beata perché ha creduto” (cfr. Lc 1,45).
Quando lo scoraggiamento insidierà la monotonia delle nostre giornate
e vorrà presentarci come norma suprema e unica il fascino dei piaceri
e degli agi, ricordiamoci di Maria che ai piedi della croce si associava con
animo aperto alla sofferenza del sacrificio di Cristo, e si faceva così
partecipe della sua donazione per la salvezza di tutti gli uomini.
Quando saremo disorientati, in mezzo alla grande confusione dei pareri e delle
proposte esistenziali, fino a non sapere più a chi credere e chi riconoscere
come la guida della nostra vita e del nostro comportamento, sentiamo rivolta
a noi la semplice parola detta da Maria a Cana: la luminosa ed efficace parola
di esortazione ad affidarci in tutto all’unico necessario Salvatore: “Fate
quello che egli vi dirà” (cfr. Gv 2,5).