
La solennità di Pentecoste è la festa specialmente propria e tipica
della Chiesa, che oggi rievoca la sua nascita e la sua manifestazione a tutte
le genti. Appunto dall'effusione dello Spirito Santo essa è stata compaginata
e inviata nel mondo come sacramento visibile della presenza di Cristo Risorto,
il quale su tutte le regioni della terra e sino alla fine dei tempi resta il
Signore unico e intramontabile della storia e dei cuori.
Più ancora, è la festa propria e tipica della Chiesa perché la
Chiesa Cattolica è sempre in "stato di Pentecoste". Essa è
sempre nel Cenacolo, cioè sempre in preghiera e sempre nell'attesa
desiderosa che sia concessa alla sua debolezza umana una forza dall'alto;
essa è sempre sotto l'impeto del vento gagliardo dello Spirito che
le impedisce di assopirsi, di arrendersi alle immancabili difficoltà o
di ripiegarsi nell'autocompiacimento, ed è sempre investita dal fuoco
del Paràclito che le consente di affrontare il gelo dell'indifferenza
e dell'incomprensione; essa da questo Ospite misterioso è sempre sospinta
ad annunciare il suo messaggio di salvezza alla Città degli uomini, è
incitata a esortare tutti alla conversione e al capovolgimento delle mentalità
distorte, è incaricata di recare alla disanimata discendenza di Adamo il
dono di una vera e sostanziale speranza.
Perché la Chiesa è perennemente in "stato di Pentecoste"?
Perché Gesù - il Crocifisso glorificato che vive e regna alla destra
del Padre - non cessa mai di mandare il suo Spirito a ravvivare e radunare in
un unico palpitante organismo quanti si aprono al suo Vangelo e aderiscono a
lui.
Perciò la Chiesa, che agli occhi non ancora illuminati dalla conoscenza
soprannaturale appare spesso vecchia e superata, nella sua realtà (come
è percepita da Dio) si mantiene sempre giovane ed esuberante di iniziative
di bene, mentre attorno a lei tutte le cose - tutte le mode, tutte le culture,
tutte le potenze, tutte le prepotenze - presto o tardi declinano, si dissolvono
e muoiono.
Appunto perché lo Spirito non finisce mai di scendere su di lei per insegnarle
ogni cosa e per ricordarle ogni parola vitale del suo Maestro, la Chiesa - che
pure è costretta in ogni epoca a sopportare il vociare spavaldo di mille
errori e di mille insipienze - riesce a irradiare con discrezione in ogni contesto
e in ogni ambiente la sua saggezza esistenziale, e (secondo il disegno del Creatore,
cui essa deve umilmente e necessariamente obbedire) a rimanere per ogni generazione
"la colonna e il fondamento della verità" (cfr. 1 Tm 3,15).
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Con quali propositi e con quali impegni onoreremo allora la Chiesa, Sposa
del Signore e nostra madre, in questa sua festa?
Soprattutto con il proposito di amarla con cuore semplice e lieto, e di amarla
fattivamente; che vuol dire: con l'impegno ad accoglierne il magistero,
a seguirla nelle sue direttive e nelle sue preferenze, a restare sempre in cordiale
e gioiosa comunione con i successori di Pietro e degli apostoli, che lo Spirito
Santo ha posto a reggere e nutrire la Chiesa di Dio (cfr. At 20,28).
Conoscere la Chiesa nella sua intima realtà, come è vista dal Padre
celeste; volerle bene con lo stesso affetto che ha per lei il suo Sposo e Salvatore;
aiutarla nella sua grande e inconfondibile missione, con entusiasmo e animo
disinteressato: ecco il modo concreto di conoscere, amare, servire Cristo, e
di giovare per ciò stesso al vero bene dei nostri fratelli.
Questo è, a ben guardare, il programma preciso e operoso che lo Spirito
di Pentecoste risveglia e potenzia in ogni battezzato all'atto di conferirgli
quel supplemento di luce e di interno vigore che è la cresima; la cresima
che in ogni figlio di Dio perfeziona l'appartenenza ecclesiale e la rende
più consapevole, più efficace, più attiva.
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Lo Spirito, che "spira dove vuole" (cfr. Gv 3,8) e non conosce barriere,
nella sua discesa a Pentecoste immette nella Chiesa la prerorogativa inalienabile
di essere, di dover essere, di voler essere sempre più "cattolica".
Dire che la Chiesa è "cattolica" non significa affermare soltanto
che essa ha fedeli di ogni latitudine e di ogni stirpe. La Chiesa è "cattolica"
in virtù della Pentecoste che l'ha suscitata; vale a dire, dal suo
primo momento e per la sua intrinseca costituzione.
E' cattolica, perché il Padre dall'eternità l'ha pensata
come la casa di salvezza di tutte le genti; è cattolica, perché essa
ha, iscritta indelebilmente nel suo stesso essere, la vocazione a raggiungere
tutti i figli di Adamo per condurli all'unico Dio vivo e vero e all'unico
Signore dell'universo, il Signore nostro Gesù Cristo; è cattolica,
perché - nella Rivelazione divina che infallibilmente custodisce e nella
grazia che è pronta a dispensare a tutti nei suoi sacramenti - essa è
in grado di saziare ogni fame di verità, di giustizia, di bellezza, di
felicità, che possa tormentare il cuore umano in qualunque condizione sociale,
in qualunque civiltà, in qualunque cultura.
Perciò nel suo secolare cammino, la Chiesa ha sempre cercato e sempre cercherà
di attirare a sé tutti gli uomini senza eccezione, quali che siano le loro
persuasioni e i loro comportamenti. Non ce n'è uno - per quanto egli
possa essere in partenza diverso e remoto dal patrimonio cristiano di verità
e dalla legge fondamentale dell'amore - che essa non voglia appassionatamente
evangelizzare e incorporare a sé; che vuol dire, rischiararlo con la luce
di Dio e inserirlo vitalmente in Cristo.
Ma Chiesa siamo tutti noi, che dallo Spirito di Pentecoste veniamo continuamente
rigenerati e rinnovati. Sicché quest'ansia missionaria nei confronti
di tutte le creature che respirano sotto il cielo è anche nostra, deve
essere anche nostra. Questo sia dunque un nostro fermo proposito, questa sia
anche l'appassionata implorazione che presentiamo a Dio nostro Padre in
questo giorno santo e solenne.