OMELIA IN OCCASIONE DEL
"GIUBILEO DELLE FAMIGLIE"

Domenica 26 marzo 2000 - ore 17,30 - Cattedrale San Pietro

 

"Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio" (1 Cor 1,23-24).

Ecco il senso profondo di questo Giubileo del Duemila, il traguardo spirituale, apostolico, pastorale di questo Anno Santo: l’annuncio forte, deciso, trasformante - a noi stessi e a tutti - di Gesù di Nazaret, unico necessario Salvatore, nel quale si compendia l’intero disegno di misericordia del Padre e ogni energia riscattatrice, purificatrice, rinnovatrice dello Spirito di Dio.

Non solo i cuori dei singoli e le singole famiglie, ma tutta l’umanità deve essere raggiunta da questa "buona notizia" e da questa novità di vita. "Guai a noi - a tutti noi che ci diciamo cristiani - se non predicassimo il Vangelo" (cf 1 Cor 9,16).

Ebbene, in questo progetto salvifico del Signore la famiglia ha un posto privilegiato e una funzione specifica. La famiglia, come la Chiesa intera, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia.

In essa tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati. "I genitori non soltanto comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita" (Evangelii nuntiandi 71).

Proprio per ottenere la grazia di cominciare a vivere sul serio secondo questo ideale alto e bellissimo, le famiglie sono qui radunate oggi in preghiera.

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Come la grande Chiesa, così la piccola Chiesa domestica - la famiglia - ha bisogno di essere continuamente illuminata e rianimata da questa visione di fede.

Esponendosi alla luce della parola di Dio, essa si fa luminosa a se stessa, si "legge" nella sua ultima verità, si coglie nella sua identità, si dispone a farsi annunciatrice del messaggio di Cristo con l’originalità e la forza tipica che le viene dal sacramento del matrimonio.

La grazia sacramentale, custodita e quotidianamente ravvivata, non esclude affatto e non altera i valori umani dell’amore sponsale; anzi li recupera nella loro autenticità, li filtra, li eleva fino a trasfigurarli in segno operante dell’amore stesso che Dio nutre per le sue creature e dell’amore che Cristo regala, con fedeltà che non viene mai meno, alla sua bella Sposa - bella perché continuamente abbellita da lui - che è la santa Chiesa Cattolica.

I coniugi - divenuti "una sola carne" (cf Gen 2,24) - insieme, nel sacramento, sono immagine viva del "Cristo totale": cioè del "mistero grande" (cf Ef 5,32), per cui il Signore Gesù, "capo", e l’umanità redenta, suo "corpo", sono una sola ineffabile, palpitante realtà.

Artefice principale di questo "mistero grande" è lo Spirito Santo, che è l’autore di ogni autentica comunione. E’ lui, lo Spirito unificante, l’abbraccio d’amore che avvince la Trinità delle auguste persone in un solo Dio; è lui l’operatore di quella singolarissima unità personale della natura divina e della natura umana che il Signore Gesù attua e vive in se stesso come vero Dio e vero uomo; è lui il legame che unisce in un unico corpo Cristo e la Chiesa; è lui il realizzatore e l’anima dell’Alleanza nuova ed eterna tra il Creatore e gli uomini, stipulata nel "corpo dato" e nel "sangue versato" di colui che è al tempo stesso l’Unigenito del Padre e l’Unigenito di Maria.

Ed è ancora lui che nel sacramento del matrimonio stringe indissolubilmente i due sposi in un essere solo, che è comprincipio di santificazione entro la compagine familiare e deve diventare comprincipio di evangelizzazione per gli altri.

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Sia la Chiesa per attendere efficacemente alla salvezza del mondo sia il mondo per lasciarsi salvare, hanno un estremo bisogno di famiglie credenti, capaci di restare salde anche nelle prove e nelle tensioni; hanno estremo bisogno di famiglie nelle quali una gioiosa e generosa fecondità inquieti esemplarmente la volontaria sterilità - mara e miope sterilità - di tante coppie; hanno estremo bisogno di famiglie nelle quali la fedeltà a un amore unico e definitivo sia un motivo di richiamo e di speranza per le troppe famiglie disgregate.

Se alla famiglia cristiana non verrà meno la letizia e la fierezza della sua splendida diversità nella squallida omologazione della cultura mondana dominante, essa sarà davvero testimone persuasiva del Redentore, morto per noi e risorto; essa diventerà davvero principio di salvezza per la stirpe umana; essa davvero apparirà la promotrice instancabile della civiltà dell’amore.