MERCOLEDI’ 17 FEBBRAIO,
MERCOLEDI’ DELLE CENERI,
INIZIO DELLA QUARESIMA
S. EM.ZA IL CARDINALE GIACOMO BIFFI
CELEBRA LA SANTA MESSA
NELLA CATTEDRALE DI SAN PIETRO ALLE ORE 17.30
Con la celebrazione di stasera entriamo nel tempo più pensoso, più austero, spiritualmente più stimolante dell’anno cristiano: "Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza" (cf 2 Cor 6,2), come abbiamo ascoltato.
Vi entriamo ripetendo il gesto antico ed eloquente dell’imposizione delle Ceneri. Questo rito, riconducendo la nostra attenzione alla intrinseca vanità di tutto ciò che è destinato ad andare in polvere, ci invita a prendere più sul serio ciò che nell’uomo e nella sua vicenda è più sostanziale e duraturo; richiamandoci la fine immancabile della vita corporea – coi suoi grovigli, i suoi pericoli, le sue ambiguità – ci indica con forza il primato di quanto in noi è essenziale ed eterno; e, quasi azzittendo il multiloquio futile che quotidianamente assilla le nostre orecchie, fa risonare con nuovo vigore la parola sfolgorante, incisiva, intramontabile, da cui si è avviata la predicazione del Signore Gesù: "Convertitevi e credete al Vangelo" (cf Mc 1,15).
Alla soglia del bimillennario della sua venuta nel mondo, è naturale che l’esortazione e il programma, che ci viene prospettato, diventino: Convertitevi al Figlio di Dio crocifisso e risorto, risvegliate l’antica fede in ciò che egli ha detto, ha compiuto, ha patito per noi e per la nostra salvezza.
Quest’anno la Quaresima ci propone dunque un "ritorno a Cristo": un ritorno più consapevole e più motivato a lui che è "Parola", "Sacramento", "Guida"di salvezza dai nostri mali. Torniamo alla sua parola, che è insegnamento di verità intramontabile; ai suoi sacramenti, che sono comunicazione di vita immortale; ai suoi esempi, che segnano la via che ci conduce alla nostra meta e al traguardo del nostro pellegrinaggio terreno.
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In questo tempo, torniamo prima di tutto alla parola di Gesù con più larga disponibilità di tempo e di cuore.
Non lasciamo cadere la grazia degli incontri straordinari di catechesi e di predicazione che le comunità cristiane in questi giorni vorranno proporre. E sarà particolarmente bello riscoprire la lettura domestica del Vangelo, soprattutto di venerdì in modo da ricordare la sofferenza cui il Signore si è sottomesso per noi.
A questa scuola si riaccenderanno in noi le certezze indispensabili a un’esistenza che non voglia essere senza senso e senza scopo: l’uomo come effetto non di una casualità cieca, ma di un progetto d’amore; un Dio che ci è padre, che ci ha creati dal nulla e che ci attende a casa; la responsabilità personale, per la quale dovremo rispondere di ogni nostra azione; l’impegno a cercare prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, nella persuasione che il resto – se avremo lavorato con fiducia e senza pigrizia – ci sarà dato in soprappiù.
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In questo tempo, torniamo poi ad avvalerci con fervore più intelligente dei sacramenti della Penitenza e della Eucaristia, coi quali Cristo ci rende partecipi della sua vita divina.
Proprio in vista del nostro più proficuo accostarci a questi mezzi di grazia, la Quaresima ci suggerisce di riflettere sul mistero della morte del Signore.
Egli non ha scelto di morire per malattia o per vecchiaia. Non ha scelto di morire per l’accidentalità di un infortunio. Ha scelto di morire come vittima della malvagità e della violenza, perché fosse ben chiaro che la sua morte era un sacrificio, finalizzato a espiare le nostre colpe e a preservarci dalla perdizione.
Questa immolazione volontaria ci richiama energicamente due tremende realtà, che noi siamo inclini purtroppo a non valutare in modo adeguato; quella del peccato e quella della rovina eterna.
La Quaresima, attirando il nostro sguardo sul Crocifisso e sul suo immenso dolore, ci apra gli occhi e ci mostri che la ribellione a Dio e alla sua legge è il più grave dei nostri mali, è l’esclusione dalla Gerusalemme celeste, è la sola sventura che sia davvero senza rimedio.
Accenda nel nostro animo un bruciante bisogno di pentimento, di conversione, di ottenuta misericordia, che ci conduca a una confessione davvero trasformante e a una comunione eucaristica degna della Pasqua di Cristo.
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In questo tempo, torniamo infine agli esempi di Cristo, che tracciano il cammino doveroso per tutti i cristiani.
Gesù è stato il grande adoratore del Padre. Quotidianamente, in special modo nel silenzio della notte e del primo mattino, sottraeva alle molte occupazioni e al riposo un po’ di tempo da passare in preghiera.
Anche noi ci ricorderemo di Dio, nei brevi momenti della preghiera che apre e chiude ogni nostra giornata. Faremo della messa domenicale il grande immancabile appuntamento solare, che illuminerà e riscalderà l’intera settimana. E, se ne avremo la concreta possibilità, compiremo la libera e preziosa offerta di qualche nostra partecipazione all’Eucaristia anche nei giorni feriali.
Dalla comunione perfetta col Padre Gesù attingeva la sua capacità di spendersi per i fratelli: il grande adoratore è stato altresì "l’uomo per gli altri". Anche noi, che vogliamo modellarci su di lui, non possiamo perciò rinchiuderci entro gli spazi angusti dei nostri interessi e delle nostre comode rassegnazioni.
"Donare" e "Perdonare" sono i due aspetti inscindibili dell’amore evangelico, ravvivatoci dalla Quaresima.
Dopo che l’Agnello di Dio è morto invocando la pietà del Padre sui suoi crocifissori, non è più possibile essere davvero suoi discepoli se non ci si libera da ogni odio e da ogni rancore.
Dopo che l’unico nostro Salvatore si è dato tutto per noi, nessuno può dirsi autenticamente suo seguace se non si impegna, per quel che gli è consentito, nell’aiuto fattivo ai fratelli vicini e lontani. Un supplemento di carità e di attenzione agli altri deve dunque entrare nel nostro programma per questo tempo santo.
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