È-Tv 12 Porte
Settimanale di cultura e informazione religiosa

Puntata del 19 gennaio 2012

1. Per l’Unità dei cristiani

È iniziata ieri e si concluderà il 25 gennaio la settimana mondiale di preghiera per l’unità dei cristiani. Nelle Chiese cristiane di tutte le confessioni e denominazioni si elevano in questi giorni suppliche al Signore per chiedere il dono della riconciliazione e della unità visibile del gregge di Cristo. "Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore”: queste parole di San Paolo costituiscono il tema di riflessione che accompagna la preghiera di questi giorni. Domani alle 21, presso la Chiesa Avventista di Via Selva Pescarola 21, si terrà una veglia di preghiera animata dai giovani delle diverse confessioni. Martedì alle 21, si terrà la veglia di preghiera per l’unità dei cristiani presso la Chiesa Evangelica-Metodista di Via Venezian. La comunità cattolica bolognese invita i fratelli delle altre confessioni alla celebrazione del Vespro, mercoledì alle 18.30, nella basilica di San Paolo Maggiore. La celebrazione sarà presieduta dal Vicario generale mons. Giovanni Silvagni.

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2. Che cos’è l’ecumenismo

La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, è un’iniziativa ecumenica, che si è andata strutturando ormai da oltre un secolo, e che attira ogni anno l’attenzione su un tema, quello dell’unità visibile tra i cristiani, che coinvolge la coscienza e stimola l’impegno di quanti credono in Cristo. E lo fa innanzitutto con l’invito alla preghiera, ad imitazione di Gesù stesso, che chiede al Padre per i suoi discepoli “Siano uno, affinché il mondo creda” (Gv 17,21). L’unità infatti, è prima di tutto, dono di Dio. “Il santo proposito di riconciliare tutti i cristiani nell’unica Chiesa di Cristo, una e unica - dice il Concilio Vaticano II - supera tutte le forze umane” (Unitatis Redintegratio, 24). Pertanto, oltre allo sforzo di sviluppare relazioni fraterne e promuovere il dialogo per chiarire e risolvere le divergenze che separano le Chiese e le Comunità ecclesiali, è necessaria la fiduciosa e concorde invocazione al Signore. Secondo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, la divisione tra i discepoli di Gesù “non solo contraddice apertamente alla volontà di Cristo, ma anche è di scandalo al mondo e danneggia la santissima causa della predicazione del Vangelo ad ogni creatura” (Unitatis Redintegratio, 1). La Chiesa ha riunito e riassunto l’essenziale di quanto il Signore ci ha donato nella Rivelazione, nel “Simbolo detto niceno-costantinopolitano, il quale trae la sua grande autorità dal fatto di essere frutto dei primi due Concili Ecumenici (325 e 381)” (CCC, n. 195). È il “Credo” che si recita nella Messa festiva. Il Catechismo precisa che questo Simbolo ”è tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell’Oriente e dell’Occidente” (Ibid.). In questo Simbolo quindi si trovano le verità di fede che i cristiani possono professare e testimoniare insieme, affinché il mondo creda, manifestando, con il desiderio e l’impegno di superare le divergenze esistenti, la volontà di camminare verso la piena comunione, l’unità del Corpo di Cristo. Il movimento ecumenico moderno si è sviluppato in modo così significativo da diventare, nell’ultimo secolo, un elemento importante nella vita della Chiesa, ricordando il problema dell’unità tra tutti i cristiani e sostenendo anche la crescita della comunione tra loro. Esso non solo favorisce i rapporti fraterni tra le Chiese e le Comunità ecclesiali in risposta al comandamento dell’amore, ma stimola anche la ricerca teologica. Inoltre, esso coinvolge la vita concreta delle Chiese e delle Comunità ecclesiali con tematiche che toccano la pastorale e la vita sacramentale, come, ad esempio, il mutuo riconoscimento del Battesimo, le questioni relative ai matrimoni misti, i casi parziali di partecipazione comune ai sacramenti in situazioni particolari ben definite. Nel solco di tale spirito ecumenico, i contatti sono andati allargandosi anche a movimenti pentecostali, evangelici e carismatici, per una maggiore conoscenza reciproca, benché non manchino problemi gravi in questo ambito. La Chiesa cattolica, dal Concilio Vaticano II in poi, è entrata in relazioni fraterne con tutte le Chiese d’Oriente e le Comunità ecclesiali d’Occidente, organizzando, in particolare, con la maggior parte di esse, dialoghi teologici bilaterali, che hanno portato a trovare convergenze o anche consensi in vari punti, approfondendo così i vincoli di comunione. In questi anni i vari dialoghi hanno registrato positivi passi. Con le Chiese Ortodosse la Commissione Mista per il Dialogo Teologico ha iniziato, nell’ottobre 2009, lo studio di un tema cruciale nel dialogo fra cattolici e ortodossi: Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio, cioè nel tempo in cui i cristiani di Oriente e di Occidente vivevano nella piena comunione. Anche con le Antiche Chiese ortodosse d’Oriente (copta, etiopica, sira, armena) è in atto un dialogo profondo e ricco di speranze con tutte le Chiese d’Oriente non in piena comunione con Roma, nella loro propria specificità. Con le Comunità ecclesiali di Occidente si sono esaminati i risultati raggiunti nei vari dialoghi in questi quarant’anni, , in particolare, con la Comunione Anglicana, con la Federazione Luterana Mondiale, con l’Alleanza Riformata Mondiale e con il Consiglio Mondiale Metodista. Il comune impegno di continuare le relazioni e il dialogo sono un segno positivo, che manifesta quanto sia intenso il desiderio dell’unità, nonostante tutti i problemi che si oppongono. Così vediamo che c’è una responsabilità propria dei cristiani nel fare tutto ciò che è possibile per arrivare realmente all’unità, ma c’è l’altra dimensione, quella dell’azione divina, perché solo Dio può dare l’unità alla Chiesa. Una unità “autofatta” sarebbe umana, ma noi desideriamo la Chiesa di Dio, fatta da Dio, il quale quando vorrà e quando noi saremo pronti, creerà l’unità.

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3. + don Giampaolo Trevisan

Un grave lutto ha colpito il presbiterio bolognese: nella sera di martedì è deceduto don Giampaolo Trèvisan, Parroco di San Vincenzo di Galliera, di San Venanzio di Galliera, e Amministratore Parrocchiale di Santa Maria di Galliera. Don Giampaolo era ricoverato presso Villa Toniolo a causa della grave malattia che lo aveva colpito da alcuni mesi. Aveva 48 anni. Era originario di Medicina e dopo gli studi liceali e teologici nei seminari di Bologna era stato ordinato sacerdote il 15 settembre 1990 nella Cattedrale di Bologna dal Card. Giacomo Biffi. Nominato Vicario Parrocchiale a Borgo Panigale vi rimase fino al 1994 quando divenne Vicario Parrocchiale a S. Severino in Bologna e poi nel 1997 a Crespellano. Nel 1998 fu promosso Parroco di S. Venanzio di Galliera ed in seguito nel 2005 anche di S. Vincenzo di Galliera, cui si aggiunse nel 2011 l’amministrazione parrocchiale di S. Maria di Galliera. Dal 2004 era Vicario Pastorale del Vicariato di Galliera. Nelle sue funzioni di Vicario Pastorale lo vediamo in queste immagini in occasione del Congresso Eucaristico Vicariale del 2009. Nello scorso maggio ha potuto partecipare al Pellegrinaggio degli ammalati alla Madonna di San Luca in Cattedrale. Le esequie saranno celebrate dal Card. Arcivescovo presso Parrocchia di Santa Maria di Galliera, sabato mattina alle 10.

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4. Candidati al diaconato

Nel corso della Santa Messa di domenica pomeriggio in Cattedrale, il Cardinale Arcivescovo ha ammesso 8 laici tra i candidati alla ordinazione diaconale.

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5. Lutto

È deceduto lunedì il sacerdote cappuccino padre Giordano Polazzi, parroco di Gallo Bolognese. Era nato a Monteacuto Ragazza di Grizzana Morandi 89 anni fa. Fu ordinato sacerdote a Bologna il 12 marzo 1949. Dopo essere stato assegnato a vari incarichi in Italia all’interno dell’Ordine e membro della “Volante” del Card. Lercaro negli anni 1954-1960, fu infine assegnato al Convento di S. Giuseppe a Bologna nel 1960. Per due anni fu cappellano all’Ospedale Maggiore e nel ’67 assunse la cura della Parrocchia di Gallo Bolognese a cui si aggiunse nel 1980 quella di Casalecchio dei Conti. Le esequie sono stae celebrate oggi dal superiore provinciale dei cappuccini.

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6. Il Cardinale Nasalli Rocca

“Fedelissimo servitore della Santa Chiesa”: così papa Pio XII aveva definito il Cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Cornegliano, che fu Arcivescovo di Bologna dal 1922 alla morte avvenuta il 13 marzo 1952. Proprio in questi giorni ricorrono i 90 anni dal suo ingresso come successore di San Petronio. La scheda curata da Luca Tentori, ci offre un quadro di uno dei più longevi e fecondi episcopati bolognesi.

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7. 40 anni di MCL

Il Movimento Cristiano Lavoratori celebra quest’anno il 40mo anniversario della sua costituzione. Marco Benassi, presidente provinciale ci racconta le iniziative di questa associazione.

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8. Sotoo e Gaudi

Il Centro Manfredini ha organizzato martedì scorso un incontro con Etsuro Sotoo, lo scultore giapponese che sta continuando l’opera di Gaudì nella costruzione della Sagrada Familia di Barcellona. Sotoo ha testimoniato come il suo itinerario artistico è presto diventato un itinerario spirituale, che lo ha portato ad aderire alla fede cattolica, proprio nel contatto con Gaudì e l’opera della grande basilica in costruzione. Per Sotoo costruire una Chiesa richiede all’architetto una grande capacità di sintesi, il grande dono che aveva la cultura europea e che si sta perdendo: la capacità non solo di guardare la struttura, ma i contenuti, i simboli, la liturgia, la teologia, che è uno sguardo sul mondo intero. Attualmente Sotoo sta lavorando a un pinnacolo alto 6 metri, un gelsomino intrecciato a lavanda e alla facciata della Natività, per la quale il grande maestro Gaudì non ha lasciato progetti. Per fare questo Sotoo ha detto di non cercare di guardare al lavoro di Gaudì, ma di spingere il suo sguardo nella stessa direzione di quello del maestro.

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9. Educare alla pace

Sul tema del Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2012), si è tenuta una tavola rotonda presso la Parrocchia di Santa Caterina al Pilastro. E’ intervenuto mons. Valentino Bulgarelli, direttore dell’ufficio catechistico diocesano. Il servizio della redazione di èTG.

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10. Convertitevi... Seguitemi...

Riprende dalla terza domenica del tempo ordinario la lettura continua del vangelo secondo san Marco. Siamo all’inizio della missione pubblica di Gesù, dopo il suo battesimo nel Giordano e il digiuno dei 40 giorni nel deserto. Il brano di questa domenica fa coincidere – in una sintesi meravigliosa – la missione pubblica di Cristo con la chiamata dei primi discepoli; la missione del Dio fatto uomo è chiamare a sé gli uomini, per renderli partecipi del Regno di Dio. Domenica scorsa il vangelo registrava le prime parole pronunciate da Gesù nella narrazione di Giovanni: “Che cosa cercate?”. Oggi invece abbiamo le prime parole di Gesù, secondo il vangelo di Marco. DICEVA… non DISSE…, il verbo all’imperfetto indica che è una azione ripetuta. Queste parole quindi costituiscono il compendio, una sintesi, di tutta la sua predicazione. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. Gesù dunque inaugura il tempo promesso da Dio e atteso dal suo popolo: il Regno di Dio, cioè la signorìa di Dio è finalmente “vicina”; la signorìa che non rende schiavi, ma liberi, una signorìa adorabile, che libera dalla vera schiavitù del male, del peccato e della morte. Dio è venuto incontro al mondo che vagava lontano da lui. La distanza METAFISICA tra l’uomo e Dio è stata colmata, perché Dio cammina in mezzo a noi. Significativamente, la prima scena della missione pubblica di Gesù, è collocata dall’evangelista sulle rive del mare di Galilea: non nella nobile Giudea, non nella città santa o nel tempio, e neppure negli spazi estremi del deserto. La Galilea (chiamata qualche volta non senza un certo disprezzo “delle genti”) è terra di confine, nella quale i figli di Israele convivono a gomito a gomito con i pagani; le rive del lago, poi, sono lo scenario del lavoro quotidiano, spesso frustrante e infruttuoso. È il principio, luminoso e misterioso insieme, della Incarnazione, l’ingresso del Regno di Dio in un modo vero, reale, sporco di sudore e di pesce. Tenete presente, che – secondo il racconto dei Vangeli – sarà proprio su quelle rive che il Signore darà appuntamento ai suoi discepoli, dopo la sua risurrezione. “Là mi vedranno…”. Dio dunque ha percorso tutta la strada che lo teneva lontano e lo rendeva inaccessibile, ma chiede all’uomo di compiere l’ultimo passo: “Convertitevi e credete al Vangelo”. È il passo della fede, che illumina la mente e trasforma la vita, la condizione necessaria per realizzare l’incontro con il Regno di Dio. Dio fa appello alla nostra libertà, perché è proprio la libertà che distingue l’uomo da tutto il resto della creazione, l’impronta della sua somiglianza con Dio: senza una adesione vera, libera, voluta, consapevole dell’uomo che si apre a Dio senza riserve, non c’è salvezza. “Seguite me!”: L’imperativo con il quale il Signore chiama i suoi discepoli è la declinazione concreta del suo appello alla conversione ed è significativo, che pur essendo rivolto a persone concrete, individuate con il loro nome e il loro lavoro, l’invito è rivolto al plurale: nasce la comunità. Quando si abbandonano le reti che tengono avvinghiati al peccato e all’incredulità, subito si manifesta il mistero della Chiesa, primo e fondamentale segno del Regno di Dio in mezzo a noi, il luogo dell’amore ritrovato tra Dio e l’uomo. La felice coincidenza di questa lettura evangelica con la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ci offre l’opportunità di ripensare al dono della fede e alla grazia di condividerlo con i nostri compagni in umanità. La libertà della nostra adesione a Cristo è ancora insidiata da reti dalle quali non ci siamo liberati fino in fondo: le reti della incredulità, della presunzione, dell’orgoglio che impediscono un vero incontro con Dio e una comunione profonda con i fratelli. Credere e convertirsi sono due verbi che esprimono la stessa realtà. Solo un profondo, sincero, reale incontro con Cristo, può produrre la grazia di una vera riconciliazione, perché risplenda al mondo in pienezza l’unità della Chiesa, sacramento del Regno di Dio. (mons. Andrea Caniato).

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